— Che cosa ne faremo di tanta carne? — chiese lo studente. — È un cervo splendido. Mai ne ho veduto uno di così grosso.
— Quelli del Canadà superano per statura e peso tutti gli altri, — disse il canadese. — Carichiamolo sulla vettura di rimorchio e poi penseremo a farlo a pezzi e gelarlo. I viveri non sono mai troppi per la gente che va al Polo.
— Infatti mi hanno detto che la maggior parte degli esploratori polari sono morti di fame.
— Purtroppo, — rispose il canadese.
Issarono, non senza grandi sforzi, il wapiti sul carrozzone, poi l'automobile riprese la corsa attraverso la sconfinata pianura bianca.
Il freddo era sempre intensissimo, malgrado che il sole, molto pallido a dire il vero, si fosse aperto un varco fra le nuvole sempre gravide di neve.
Sopra l'automobile sfilavano, di quando in quando, lunghissime file di volatili diretti verso il sud, in cerca d'un clima più mite.
Erano corvi di mare, oche selvatiche, anitre e stormi immensi di gru. Doveva fare un bel freddo sulla baia di Hudson.
— Essi scappano e noi invece saliamo verso il nord, — disse lo studente, il quale si era provato a sparare qualche colpo senza buon successo però, data la grande altezza. — Se incontrate quel caro yankee ditegli che siamo già vicini al Polo.
A proposito, che sia già partito o che stia ancora sospirando sotto le finestre di miss Ellen?