Ne avevano fino sopra i capelli, compreso Dik, il quale aveva finito per trovarsi a disagio là dentro, quantunque avesse soggiornato molte volte presso le tribù esquimesi.

Appena si trovarono all'aperto, la popolazione intera fu loro addosso urlando e gesticolando. Pareva in preda ad un pazzo terrore.

— Che cos'è accaduto? — chiese il canadese. — Sono diventati nuovamente matti questi cari amiconi? —

Una bestemmia era sfuggita a Dik.

— Hanno toccato la macchina e l'automobile si è spostata. Purchè non abbiano guastato il radiatore!... —

Infatti il treno, durante la loro assenza, si era avanzato per oltre centocinquanta metri e s'accaniva a salire una roccia incrostata di ghiaccio assolutamente insuperabile.

Qualche curioso aveva mossa la leva e la macchina si era messa in moto a rischio di frantumarsi contro quell'ostacolo.

Dik in pochi slanci la raggiunse ed arrestò il motore, mentre la piccola tribù si disperdeva nuovamente in tutte le direzioni malgrado le grida del capo e dell'angekok.

— Nulla di guasto? — chiese il signor di Montcalm, il quale, insieme allo studente, aveva raggiunto lo chaffeur.

— Qualche cosa deve essersi rotto, — disse Dik, la cui fronte appariva annuvolata.