— Si va, signor di Montcalm?
— Andiamo, Walter, — rispose il canadese.
Karalit aveva già fatto avanzare una slitta tirata da venti cani e guidata da un giovane pescatore, mettendola a loro disposizione.
I due viaggiatori vi salirono, portando con loro i mauser ed un canestro di provviste, e subito i cani, al primo colpo di frusta della guida, si slanciarono attraverso la pianura gelata, latrando e ululando di quando in quando come i lupi.
Tutte le altre slitte si erano pure messe in moto, gareggiando fra un incessante scrosciare di fruste ed un baccano assordante, poichè i guidatori sono costretti a urlare non meno fortemente dei cani per farsi obbedire.
Che quelle bestie, derivate a quanto sembra da un incrocio di lupi e di volpi polari, prestino ai piccoli abitanti delle nevi eterne dei grandi servigi, è innegabile; tuttavia non si creda che siano molto docili ed obbedienti ai loro padroni.
L'istinto selvaggio delle due razze è sopravvissuto e la lunga schiavitù non li ha affatto domati.
Si prestano al tiro delle slitte per paura della frusta, non per fare una cosa gradita ai loro padroni, verso i quali anzi non nutrono nessuna affezione e ci vivono insieme solamente perchè sanno che qualche cosa rimarrà sempre anche per loro dopo il pranzo.
Solo gli esquimesi sanno guidarli. Un europeo non riuscirebbe ad altro che ad andare a gambe levate ad ogni momento, insieme alla slitta.
Correndo rissano continuamente fra di loro, imbrogliando i legami, si mordono, urlano, poi chi si scaglia a destra, chi a sinistra, generando una confusione enorme che solo la terribile frusta, maneggiata dal guidatore con una maestrìa ed un vigore straordinario, riesce a calmare.