Un sibilo acuto fu la risposta ed una freccia si piantò nella capote di cuoio, mezzo metro sopra la testa dello studente.
— Ah!... Birbanti!... — esclamò questi. — Pare che vogliano darci battaglia!... E sia!... Dik se la caverà come potrà, giacchè è stato così stupido da farsi prendere.
— Alt o faccio fuoco!... — gridò poi, con voce tuonante.
Altre tre o quattro freccie attraversarono l'aria sibilando sinistramente, ed una ruppe la sua punta contro lo scudo del volante.
— Quand'è così, brutti bevitori d'olio, non mi trattengo più!... —
Un colpo di fucile rimbombò fra le urla del vento, seguìto da un grido acutissimo e da una volata di dardi.
Poi fu un nuovo sparo che echeggiò, partito questo dal carrozzone. Il signor di Montcalm, accortosi che gli esquimesi non avevano intenzione di scherzare, aveva subito appoggiato il tiro dello studente.
Gli esquimesi sostarono un momento, poi girarono sui talloni rifugiandosi più che in fretta dentro i corridoi delle loro capanne.
Sulla candida distesa di neve erano rimaste due grosse figure nere: erano due esquimesi passati da parte a parte dalle palle dei mauser e fulminati sul colpo.
Il canadese, non scorgendo più nessuno, si era affrettato a lasciare il carrozzone e avvicinarsi all'automobile.