Gli addii furono commoventi e gli auguri infiniti, e verso le otto, nel momento in cui la nebbia cominciava a diradarsi sotto gl'impetuosi colpi di vento del settentrione, il treno riprendeva la sua corsa fra gli hurràh rimbombanti ed i colpi di fucile della piccola guarnigione.
— Che brava gente!... — esclamò il campione di Cambridge, ancora entusiasmato dall'accoglienza ricevuta. — Avrei passato fra quei cacciatori l'inverno intero.
— Senza andare al Polo?
— Ah questo no, signor Gastone. Preferisco andare a vedere che cosa c'è lassù.
— E che cosa credete di trovare lassù? — chiese il canadese, ridendo.
— Che ne so io? Almeno uno dei due cardini del mondo al quale noi daremo un po' d'olio.
Per Giove!... Dopo tante centinaia di secoli, deve essere bene arrugginito.
— Dite delle migliaia.
— Come volete, signor Gastone. Fa lo stesso.
Ma, dite un po': che ci siano degli abitanti al Polo?