L'automobile si avanzava lentamente, seguendo una grande curva, la quale impediva di scorgere la foce del corso d'acqua.
Malgrado il fragore prodotto dal motore, i muggiti giungevano sempre, aumentando d'intensità.
Pareva che il campo dei trichechi fosse ben popolato, a giudicarlo da tutto quel fracasso.
Oltrepassata la curva, uno spettacolo terribile si offerse dinanzi agli occhi dei tre esploratori.
Radunati all'estremità della galleria, la quale finiva sui banchi di ghiaccio della baia d'Hudson, si trovavano tre o quattrocento anfibi, di dimensioni enormi, poichè quasi tutti misuravano non meno di tre metri di lunghezza con una circonferenza di due.
Erano delle morse, chiamate anche trichechi, e dagli esquimesi awak.
Quei mostri delle regioni polari, nella forma si avvicinano alle foche, ma sono più giganteschi, con un muso corto ed ottuso, le labbra fornite di grosse setole irte come quelle dei gatti in collera e armate di due lunghissime zanne, d'un avorio assai più fino di quello degli elefanti.
Il loro aspetto è terribile, mentre invece quei disgraziati sono tutt'altro che battaglieri, essendo in terra estremamente pesanti. Ciò non esclude però che assaliti, specialmente in mare, si difendano qualche volta disperatamente, affondando le imbarcazioni che osano attaccarli.
Vedendo l'automobile avanzarsi, tutti quei colossi si erano prontamente radunati come se fossero risoluti a chiuderle il passo, mandando nel medesimo tempo dei muggiti spaventevoli che talvolta sembravano dei veri ruggiti.
— Fulmini di Giove!... — esclamò Walter, il quale si era alzato, imbracciando il mauser. — Si direbbe che noi, invece di trovarci nelle regioni polari, siamo entrati in una foresta equatoriale abitata da una banda di ferocissimi leoni.