— Signor Gastone, — disse lo studente, il quale era balzato a terra prima di tutti. — In questo miracolo io vedo una straordinaria protezione da parte della fortuna verso di noi. Ora non dubito più di poter sedermi in quel punto dove tutti i meridiani s'incrociano e di bagnarli con una bottiglia di champagne.

— Lo spero anch'io, Walter, — rispose il canadese. — Sono anch'io fermamente convinto ormai che la fortuna ci abbia accordata la sua intera protezione.

Dik, guardate di attaccare e rinforzare le catene. Ne abbiamo altre in serbo.

E noi, Walter, accendiamo la stufa e sgeliamoci le membra che ne hanno proprio bisogno dopo tanto freddo.

— E prepariamoci un pranzetto più o meno luculliano per riscaldare anche le nostre budella, signor Gastone, — rispose lo studente. — Corpo di tutti i fulmini di Giove!... La carne dell'orso mi scendeva nello stomaco come pezzi di ghiaccio.

— Lascio a voi preparare la minuta, signor ghiottone.

— E vedrete che fagiolata fumante vi preparerò io!... Me l'ha insegnata la mia povera mamma, e come le faceva eccellenti!... —

Il bravo e sempre allegro giovanotto balzò nella vettura per accendere la stufa prima di tutto, mentre il canadese e Dik si occupavano dell'allacciamento delle catene che si erano spezzate durante quella corsa disperata attraverso al pak.

Un'ora dopo i tre esploratori si trovavano riuniti intorno alla stufa, dinanzi ad un pranzetto sapientemente preparato dallo studente.

Avevano proprio bisogno di un po' di calore esterno e sopratutto interno dopo due giorni, passati quasi a digiuno fra una temperatura oscillante fra i 42° ed i 45° sotto lo zero.