— Vi ho detto di sì, — rispose un po' asciutto il canadese.
— Vi giuro che sarò da questo momento il vostro fedele marinaio.
— Vedremo. —
Raccolse il fucile e si diresse verso la spiaggia, dove si udiva lo studente strepitare come un'oca marina.
In meno di cinque minuti i due esploratori raggiunsero la ripa dalla quale era rotolato sul pak il gigantesco animale.
Il ghiaccio che copriva il canale di Smith doveva avere uno spessore enorme, poichè non aveva ceduto sotto l'enorme urto, sicchè il colosso non si era sprofondato nel mare.
Giaceva rovesciato sul fianco sinistro, colla proboscide tesa dalla quale era uscita una larga pozza di sangue, colla bocca spalancata dalla quale era sfuggito l'ultimo barrito e l'ultimo rantolo. Una delle sue gigantesche zanne si era spezzata ed era rimbalzata a cinque o sei metri dal corpo; l'altra invece si ergeva ancora minacciosa, arcuata in alto, molto più bianca dei denti degli ippopotami che danno il miglior avorio, assai superiore a quello degli elefanti.
— Che sia proprio un vero mammouth, signor Gastone? — chiese Walter al canadese, girando e rigirando intorno alla mostruosa massa.
— Avete mai veduto degli elefanti con delle zanne così arcuate?
— Io no.