Ormai potevano considerarsi nel Canadà.
I fortunati esploratori, grandemente festeggiati da quei bravi cacciatori e dal borghese, sostarono un paio di giorni al forte per rimettersi dalle terribili prove subìte e dalle dure fatiche.
Erano giunti assai dimagriti e molto sfiniti.
La partenza pel sud infinito fu salutata da tutti i cacciatori del forte con entusiastici hurràh e con grandi scariche di moschetteria.
Quantunque non tutti i pericoli fossero cessati, poichè l'inverno scatenava quasi ogni giorno furiose tempeste di neve, i tre esploratori ridiscesero verso l'alto Canadà, sempre costeggiando la baia di Hudson in gran parte gelata, poi nel basso, e ventitrè giorni dopo aver lasciato il Polo, una bella notte calma, di luna piena, entravano in Montreal fermandosi dinanzi la palazzina che avevano creduto di non più mai rivedere.
— Silenzio con tutti per ora, — disse il signor di Montcalm quando si ritrovò nel suo gabinetto da lavoro. — Per quarantotto ore desidero che tutti ignorino, canadesi ed americani, che noi abbiamo conquistato il Polo nord.
Poi forniremo ai reporters dei giornali tutto quello che vorranno sapere sul nuovo trionfo di queste macchine impareggiabili che si chiamano automobili. —
Prese un foglietto di carta e vi scrisse sopra rapidamente alcune righe, poi lo porse al suo gigantesco portiere dicendogli:
— Manda subito a miss Ellen Perkins questo dispaccio.
— Subito, padrone, — rispose il colosso, uscendo frettolosamente.