— È troppo tardi, — rispose il signor di Montcalm. — Tutti gli sportmen degli Stati dell'Unione e del Canadà tengono gli occhi fissi su di noi, e se io abbandonassi la partita, proprio ora, non ci farei una bella figura, mio caro maestro. Si potrebbe dire che io mi sono ritirato per tema di prendermi un'altra coltellata o di ritentare qualche altra prova.

No, mai!...

— Eppure quell'americana, come moglie, mi farebbe paura. Quella non è una donna, è una diavolessa. —

Il signor di Montcalm stava per dare qualche risposta, quando si udirono delle porte ad aprirsi e poi si vide entrare mister Patterson seguìto da un omiciattolo rotondo come una palla, con due gigantesche basette che gli scendevano fino alle spalle e gli occhi nascosti da un paio d'occhiali montati in oro.

— Ecco il dottore, — disse il maestro americano. — Come va mister Torpon?

— Non è ancora tornato in sè, — rispose Hill.

— Occupatevi prima del vostro allievo, — disse il signor di Montcalm. — Come vedete, non sto troppo male e posso attendere il turno.

— E me ne congratulo con voi, signore, — disse Patterson. — Che fibre!... Dottore, passiamo nell'altra stanza. —

L'omiciattolo gettò su una sedia il lucente cilindro ed il soprabito, lanciò sul canadese un rapido sguardo facendo un gesto incomprensibile, e seguì il maestro americano.

— Forse credeva di trovare dei moribondi, — disse mister Hill, ridendo, — mentre ne trova uno che sta chiacchierando tranquillamente.