Cinque minuti dopo marciava già attraverso la campagna coperta di uno strato piuttosto alto di neve, dirigendosi verso il sud-est.

Quantunque le strade americane siano generalmente pessime e si prestino ben poco alle lunghe e fulminee volate delle automobili, specialmente quando cominciano i primi geli, cinque ore più tardi l'automobile di mister Torpon entrava nella bella e popolosa Albany, una delle più graziose dell'America del nord, e si arrestava dinanzi ad un villino d'architettura prettamente italiana, semi-circondato da uno spazioso giardino nel cui centro s'apriva una vasta cinta.

Erano appena suonate le due, quindi miss Perkins doveva trovarsi ancora in casa.

Avevano appena condotta l'automobile in un piccolo e grazioso garage che s'alzava a fianco della pista, entro cui sonnecchiavano parecchie macchine, motociclette, velocipedi, scialuppe-automobili ecc., quando la bella miss si presentò, tutta vestita in seta azzurra con pizzi bianchi, un cappellino piumato sui biondi e splendidi capelli ed un frustino in mano.

— Ah!... Miei gentlemen!... — esclamò, tutta ilare. — Sono ben felice di rivedervi perfettamente ristabiliti.

Voi volete commettere delle sciocchezze. Passi una partita di boxe, ma un duello a colpi di bowie-knife non si dovrebbe perdonare.

Mio Dio!... Siete diventati dei cow-boys del Far-West?

— Come!... Voi avete saputo, miss.... — balbettò mister Torpon, che la divorava cogli occhi.

— E come non saperlo? I reporters americani cacciano il naso dappertutto e s'interessano specialmente delle persone che fanno molto chiasso.

Voi minacciate di diventare più popolari ancora del signor Roosevelt!... Mister Torpon!... Il signor di Montcalm!... Ecco due nomi che corrono ormai su tutte le bocche e che si odono ripetersi perfino nei deserti dell'Arizona e del Colorado.