Questa volta la Marina non può reprimere un lunghissimo auff, che però, a uno sguardo della signora Gertrude, ella fa terminare in uno starnuto.
Appena ella è uscita, il signor Massimiliano brontola: — Petulante!
Poi torna a immergersi nella lettura della Gazzetta, commentando da sè le notizie: — Arnim fu condannato a tre mesi di carcere. Ci ho gusto. Non c'è modo di governare se non c'è rispetto per l'autorità. Ormai ciascuno vuol fare il suo talento. I popoli non vogliono obbedire ai governi come i figliuoli non vogliono obbedire ai genitori. Bel mondo!
La signora Gertrude trasse un sospiro dal petto.
— Che cosa c'è? — ripigliò il signor Massimiliano. — Hai perduto la parola? Adesso in casa non si discorre che per sospiri.
— C'è proprio da stare allegri, — insinuò timidamente la signora Gertrude.
— Cominciamo coi soliti piagnistei, — disse l'ameno signor Nebioli, sbattendo con forza la Gazzetta sulla tavola.
— Vedi se non è meglio ch'io mi taccia?
— Meglio niente affattissimo.... Si discorre tranquillamente, quietamente come fanno gli altri... come faccio io.... Ed eccoci da capo a piagnucolare.... Vorrei sapere che cosa ci sia di speciale stasera....
— Nulla, nulla....