Per buona ventura entrò intanto la cameriera col Cipro. Aveva ella pure una gran voglia di commuoversi, ma il Beverani la sollecitò a non far bambinate e a sturare la bottiglia senza romperla. Quando il liquore fu mesciuto, il medico vuotò il primo bicchierino gridando: — Alla salute degli sposi e del bimbo!

Il signor Massimiliano si rasciugò in fretta le lagrime e bevette. Dopo di lui la signora Gertrude e la Marina.

— Sia ringraziato il cielo! La pace è fatta! — concluse il dottore.

Era per andarsene quando sentì la mano del Nebioli nella sua.

— Sarà per la povera famiglia di cui ci avete discorso prima, — disse il ruvido vecchio lasciando scivolar fra le dita del medico un biglietto di banca di cinquanta lire. — E fate che preghino....

— Pei vostri peccati? — chiese il Beverani ch'era un po' scettico....

— No, ma perchè il Signore mi dia la forza di accogliere bene colui.... mi capite.... Vi assicuro.... non so ancora persuadermi....

— Oh si persuaderà, — ripetè il dottore scendendo le scale.

LA PAGINA ETERNA (MONOLOGO D'UN LETTERATO).

Excelsior (era questo il nome di battaglia d'un giovine letterato) aveva scritto quella sera la sospirata parola fine a' piedi dell'ultima facciata di un nuovo romanzo. E s'era messo poi a svolgere con mano convulsa i 475 foglietti del suo lavoro, ch'egli doveva trasmettere la mattina seguente ad un editore. Egli correva con l'occhio su quelle pagine che gli erano costate tanti mesi di fatiche e di veglie, s'arrestava alquanto sui punti più drammatici, ripeteva ad alta voce alcune frasi, e cercava d'indovinar l'effetto ch'esse produrrebbero nell'animo dei lettori. Intanto passavano le ore, il petrolio si abbassava nella lucerna, e quando Excelsior fu giunto al termine della sua revisione, erano già le due dopo mezzanotte. Egli alzò la testa dalle sue carte, fece puntello delle palme al mento, e rimase a lungo immobile, pensoso. A poco a poco una tristezza infinita gli si dipinse sul viso; egli balzò dalla sedia e si mise a passeggiar concitato su e giù per la stanza.