Insieme al servo che porta la colazione, entra un nuovo personaggio, il gatto soriano Melanio, il quale non manca mai ai pasti della Doretta. Il gatto Melanio è vecchio; ha visto nascere la Doretta e la onora della sua protezione. Non c'è mattina che egli non miagoli all'uscio della sua camera come a domandarle s'ella ha passato bene la notte, non c'è sera ch'egli non le tenga compagnia fino all'ora in cui ella si corica. Ogni volta ch'ella esce egli la saluta con un leggero gnau gnau; ogni volta che egli la sente venire le corre incontro e le si stropiccia intorno alle gambe. A pranzo e a colazione, quand'ella fa colazione in casa, egli si mette vicino alla sua seggiola e aspetta in silenzio ch'ella gli dia i rilievi della mensa. Però il gatto Melanio non ha l'abitudine di visitare lo studio del signor Odoardo, ed egli è piuttosto meravigliato di trovarvisi in questo momento. Dal canto suo il signor Odoardo accoglie con una certa diffidenza il nuovo ospite, ma la Doretta interviene in favore dell'animale e si fa mallevatrice della sua onesta condotta.

È un pezzo che la Doretta non mangia di così buon appetito. E dopo ch'ella ha fatto onore alla sua colazione, ella sparecchia la tavola col garbo e con la prestezza con cui l'ha apparecchiata, e in pochi minuti la camera da studio del signor Odoardo è tal quale era prima. Rimane bensì il gatto Melanio che si è accomodato accanto alla stufa e al quale la Doretta ottiene la grazia di essere lasciato tranquillo.... finchè non disturbi.

A forza di andare e venire la camera si è raffreddata di nuovo. Il termometro è disceso di un grado e mezzo e la Doretta per farlo salire vuota quasi tutta la paniera delle legne nella stufa.

Come nevica, come nevica! Non sono più fiocchi staccati, è come se una tela bianca a trafori si svolgesse continuamente davanti agli occhi. Il signor Odoardo comincia a credere che non gli sarà possibile di far la sua visita alla signora Evelina. È vero che non c'è che un passo, ma bisognerebbe sprofondarsi quasi fino alle ginocchia. A ogni modo, chi sa? Può essere che più tardi smetta di nevicare. Già è appena suonato il mezzogiorno.

La Doretta è colta da un'idea luminosa:

— Se rispondessi ora alla lettera della nonna!

Di lì a poco la Doretta è nella poltrona del babbo, davanti alla scrivania, con due guanciali sotto al sedere per istar più alta, con le sue gambine penzolanti nel vuoto, con la penna sospesa in mano, con gli occhi fissi in un foglio di carta rigata su cui non si leggono finora che due parole: Cara nonna.

Il signor Odoardo, addossalo alla stufa, guarda la figliuola e sorride.

Pare che la Doretta abbia finalmente trovato il modo di cominciare, perchè ella rituffa la penna nel calamaio, abbassa la mano sulla carta, corruga un poco la fronte, e spinge fuori la punta della lingua.

Dopo alcuni minuti di lavoro assiduo, ella alza il capo e domanda: