La Doretta era corsa con la lingua sulla macchia d'inchiostro e aveva sciupato il foglio.

— Bisogna ricopiare — ella osserva mortificata.

— Ricopierai stasera. Dà qui intanto.... Non c'è male, non c'è proprio male. Ci sarà da aggiungere e da levar qualche lettera, ma in complesso, per una bambina della tua età, si può contentarsi. Brava Doretta!

La Doretta riposa sugli allori, giuocando con la bambola. Ella veste la sua Niní con l'abitino di lusso e la conduce a far visita al gatto Melanio. Il gatto Melanio, che sonnecchia con gli occhi semiaperti, si mostra piuttosto annoiato di quegli omaggi, si rizza sulle quattro zampe, piega ad arco il corpo flessuoso e poi si raggomitola, voltando la schiena alla visitatrice.

— Ah, Melanio è poco gentile oggi — dice la Doretta mentre riconduce la bambola verso il canapè. — Ma non tenergli il broncio; egli non è mica sempre scortese; dev'essere effetto del tempo.... Anche a te, Niní, fa sonno questo tempo, non è vero?... Andiamo a dormire.... Così... dormi, dormi, piccina.

Niní dorme. La sua testa di legno riposa sopra un guanciale, il suo corpicino di cenci e di crine è involto da una coperta di lana, le sue palpebre sono abbassate. Poichè Niní alza ed abbassa le palpebre secondo che si trova ritta o giacente.

Il signor Odoardo guarda prima l'orologio e poi guarda fuori della finestra. Sono le due suonate e nevica sempre.

La Doretta ha un'altra idea.

— Babbo, sta a sentire se so bene quella favola di La Fontaine: Le corbeau et le renard.

— Sentiamo pure la favola — risponde il signor Odoardo, prendendo dalle mani della fanciulla il libro aperto alla pagina 18.