— Che tu mi permetta ch'io t'insegni un lavoro che ti distrarrà ancora di più.
— Oh magari? E sarebbe?
— Vedrai.
Così dicendo la Lotte si ritirò dalla finestra e scomparve.
Di lì a pochi minuti la Gegia sentì bussare all'uscio della scala, chè quanto alla porta di strada essa soleva rimaner socchiusa gran parte del giorno.
Tirò il cordone ch'era a portata della sua mano ed aperse.
Quale fu la sua maraviglia allorchè si vide dinanzi la Lotte in persona accompagnata dalla cameriera, che per dir la verità aveva un'aria scura ed uggita!
— Non c'è in casa nè il babbo nè la mamma — disse la ragazza — e ho voluto prendermi un po' di vacanza. — Poi rivoltasi alla cameriera, soggiunse in tedesco. — Dà qui. — La donna tolse, brontolando, un involto enorme di sotto il braccio, e lo consegnò alla sua padroncina che lo posò sopra il tavolino, e lo aperse. C'erano fogli di carta di tutti i colori, forbici, fili di ferro, ecc., ecc. La Gegia guardava esterrefatta.
— Non capisci? Voglio insegnarti a fare i fiori di carta?
— Oh! — esclamò la Gegia, battendo le mani per la contentezza.