—Ah—esclamò Alberto Varedo—è lui, non c'è dubbio, è Zonnini che ha inspirato questo entrefilet. È lui che si prepara garbatamente il terreno… Ma l'uva non è matura, carino.

I conoscenti che lo incontravano per via lo fermavano.

—Dunque non parti? Dunque hai ricevuto migliori notizie?

Ed egli era costretto a rispondere:—Pur troppo la condizione è sempre gravissima… C'è una sosta, ecco… Partirò stasera a ogni modo…

—Ma lo fai il discorso?

—Sicuro; rimango appunto per questo… Mi pareva d'aver assunto un impegno morale… Ah, beati quelli che stanno fuori della vita pubblica!

Altri insistevano per aver biglietti.

—Onorevole, onorevole, se potesse favorirmi due bigliettini, uno per me e uno per mia moglie?… La mia signora non va mai alla Camera, ma quando ha saputo che deve parlare l'onorevole Varedo ha dichiarato subito che non voleva perder l'occasione di sentir uno dei nostri primi oratori.

—Sarà una grande delusione—notava, modestamente, Varedo.—Io sono sempre un oratore di seconda o di terza categoria. Si figurino oggi! Con questo tarlo che mi rode.

Quanto più presto potè, e dopo aver dato l'ordine che gli portassero a Montecitorio i dispacci che arrivassero per lui, Alberto Varedo si rifugiò nella biblioteca della Camera ad attendervi l'ora della seduta.