Era un conservatore che parlava, e le sue sferzate contro le aberrazioni demagogiche suscitavano qualche mormorio sui banchi della montagna, ma egli riebbe il favore dell'intera sinistra stigmatizzando le cosidette classi dirigenti che nulla dirigono e di nulla si curano tranne che di accumulare e di goder la ricchezza, e mendicano croci e trafficano titoli nobiliari, e costituiscono a poco a poco una nuova aristocrazia che della vecchia ha i vizi e non le virtù.

Indi Alberto Varedo proclamò la necessità d'una riforma morale che nessun Governo può operare, ma che un buon Governo può agevolare se comincia a dar l'esempio della probità e dell'austerità, se non vizia le elezioni, se non corrompe i suoi funzionari, se non cede ai sollecitatori, se non promette ciò che non può mantenere, se non induce negli animi il sospetto che la giustizia sia un nome vano, se colpisce pronto gli abusi, se onora i degni e prostra gli abbietti, se rinuncia a viver di sotterfugi e d'intrighi.

Uno scroscio d'applausi salutò le generose parole. Non applaudivano solo i puri, i sinceri, gli ingenui: quelli ch'erano stati a vicenda corruttori e corrotti, quelli che avevano sollecitato e ottenuto, quelli che avevano promesso e fallito agl'impegni, quelli che avevano mercanteggiato il voto, quelli che si erano inchinati alla viltà trionfante, quelli che, potendo, avrebbero rinnovato domani gli errori e le colpe di ieri, applaudivano con più calore degli altri.

Al sommo d'una delle scalette che scendono nell'emiciclo comparve un usciere di servizio con un dispaccio in mano. E accennava a dirigersi verso il banco di Alberto Varedo, ma ristette vedendo che il discorso non era ancora finito, e, a un deputato che lo interrogava con lo sguardo, disse a bassa voce:

—C'è un telegramma d'urgenza per l'onorevole Varedo.

—Or ora—rispose piano il deputato. E gli fece segno d'attendere.

Varedo concludeva intanto la sua arringa con una perorazione a cui la brevità non toglieva efficacia.

—Sì, l'Italia domanda un Ministero che abbia un programma di Governo e sappia attuarlo. Ma se questo non fosse consentito dalla malignità dei tempi, sarebbe già un gran passo verso la rinnovazione morale che tutti invochiamo l'aver su quei banchi un gruppo d'uomini irrevocabilmente decisi a cader con la propria bandiera ( bravo, benissimo ). Voi che delle bandiere ne avete agitato una mezza dozzina ( ilarità fragorosa ), voi che per prolungare una tisica esistenza avete innumerevoli volte mutato idee, amicizie, indirizzi (bene) voi dovete rassegnarvi ad abbandonare ingloriosamente quel posto che sarebbe stato meglio per la vostra fama e per noi non aveste mai occupato.

Tranne i pochi rimasti fedeli al Ministero, tutti i deputati si levarono ad acclamar l'oratore.

—La seduta è sospesa per dieci minuti—disse il Presidente. E soggiunse per ossequio al regolamento:—Prego le tribune di far silenzio.