— No, no, — ella dichiarò al cognato che la invitava a seguirli. — Non mi fido de' miei nervi. Queste son le chiavi.... Quella della scrivania è la più piccola.... Vi attenderò qui.
Ella premette il bottone del campanello elettrico.
— La signorina?
— È sempre nel suo studio con le sue amiche.
— Come sono invadenti quelle americane! — pensò la madre fra sè. E fece un confronto mentale fra loro e monsignor de Luchi e il conte Ugolini Ruschi che pur dianzi erano venuti a portarle una buona parola. Erano rimasti in piedi e avevano insistito perchè non si disturbasse nessuno, nè il signor commendatore, nè la Mariannina.
La signora Rachele aveva voluto saper l'opinione di monsignore circa ai funerali, ed egli aveva risposto queste precise parole: — Ma è naturale che i funerali si facciano secondo il culto a cui la defunta apparteneva.... Non si può fare altrimenti.... Il funerale civile sarebbe peggio, molto peggio.... Farebbe una pessima impressione anche agli Oroboni.
I due fratelli non avevano durato fatica a trovare ciò che cercavano, e ora Gabrio rientrava nel salottino di sua moglie tenendo in mano una piccola busta chiusa sulla quale era scritto: «Ultime volontà di Clara Moncalvo». Era pallido e sfatto come chi ha negli occhi una visione di morte; posò in silenzio la busta sul tavolino, e sedette con lo sguardo fisso, uno sguardo che non vedeva le cose presenti.
Inquieta, la signora Rachele gli si avvicinò.
— Vuoi aprir la finestra?... Vuoi un bicchierino di Marsala?
Egli rifiutò con un gesto.