—Pranzerò fuori—egli disse.—Accendete una candela nella mia camera.

Per solito il primo giorno ch'egli tornava da un viaggio, se la Teresa era a Venezia, egli desinava da lei; oggi egli cercò un restaurant di secondo ordine, e sedette a una tavola in disparte. Non aveva fame, ma era sfinito, e si sforzò di mangiar un boccone e di ingoiare un bicchiere di vino.

Pagato il conto, uscì senza uno scopo, senza una meta, deciso soltanto a evitar le vie frequentate, a non metter piede in piazza San Marco ove si sarebbe imbattuto in qualche conoscente.

Ma la precauzione gli giovò poco, che all'angolo d'una calle sentì mettersi una mano sulla spalla e chiamarsi a nome:

—Vergalli, o Vergalli!

XX.

Era Venosti Flavi. Non erano amici, tutt'altro; non avevano forse un'idea, un'opinione comune; ma si vedevano spesso al club, s'incontravano di tratto in tratto dalla Valdengo, e mantenevano fra loro quelle relazioni di buona società che possono assumere perfino le apparenze d'una cordiale dimestichezza. Convien aggiungere che il barone Amedeo, dopo che gli era passato lo strano ghiribizzo di sposar la nipote, aveva espresso il parere ch'ella dovesse almeno accettar l'offerta di Mario Vergalli. Egli non capiva che gusto ci trovasse la Teresa a tenersi attorno quell'adoratore platonico invece di farsene un marito che le avrebbe dato una posizione nel mondo.

È vero che non capiva nemmeno il gusto che aveva Vergalli a filare il sentimento… alla sua tenera età.

Comunque sia, quella sera il conte Mario dissimulò a fatica la noia che gli recava l'incontro.

L'altro non se ne diede per inteso.