La Teresa mosse le braccia, sollevò alquanto le palpebre e girò intorno le pupille incantate.
—Potrei andar per un medico—disse piano Vergalli.
La cuoca, che fino allora non aveva aperto bocca, fece una spallucciata, e non badando agli occhiacci della Luisa, borbottò con un pronunciato accento tedesco:—Importa molto il medico per questi mali!
—Insomma, che mali sono? Che mistero c'è?—esclamò il conte Mario. E mentre formulava la domanda, rapida come il tuono che succede al lampo, gli s'affacciava un'idea terribile, dolorosa, umiliante, e pur naturale… così naturale che lo stupiva il non averci pensato prima.
—Roba da nulla…. nervi….—rispose la Luisa.—Signora, signora, come sta?
—Meglio—susurrò la Teresa con un filo di voce.—Perchè siete qui voialtre?… Chi vi ha chiamate?… Non c'era il conte?
—Ci ha chiamate lui—replicò la cameriera. E si voltò per cercarlo.
Ma il conte s'era dileguato.
XXIX.
Erano le nove di sera. Nonostante le prove fisiche e morali della giornata, nonostante l'imminenza della catastrofe, la Teresa era calma, padrona di sè. Della tempesta, che aveva agitato così fieramente la sua anima nella notte scorsa, non rimaneva la minima traccia; gli ultimi tenui fili che la univano alla vita s'erano spezzati dopo la scena dolorosa con Mario. Non ch'ella gli serbasse rancore; ma nella passione senile di lui ella trovava una ragione di più per morire. Adesso, già da un'ora, ella stava scrivendogli, e vinte le difficoltà dell'esordio la sua penna correva sicura sopra la carta. Quell'esordio diceva così:
«Avrei voluto che solo da questa lettera voi apprendeste ciò che non ho ardito confessarvi a voce; avrei voluto che foste l'unico depositario di questa parte del mio segreto; vedo pur troppo che il mio desiderio fu vano; sento che avete indovinato tutto. Me lo dice la vostra improvvisa scomparsa dopo il mio breve malessere d'oggi (e vi ringrazio d'aver mandato a prendere mie notizie); me lo dice il linguaggio pieno di reticenze delle mie donne; le quali, ormai ne son certa, avevano indovinato prima di voi. Ebbene, amico mio, se sapete tutto, avrete già compreso e perdonato il rifiuto che opposi alla vostra offerta. Potevo forse accettare?»