— Ebbene, se ci sarà lo vedremo... Non è poi conveniente di affannarsi tanto per una persona che non ci riconoscerebbe nemmeno... Del resto, un ragazzo balzano che ha piantato la famiglia per fare il suo capriccio.
— Volevano che vendesse pepe e cannella, ed egli era artista nell'anima... Si capisce...
— Oh!... Artista!... Il solito passaporto dei cervelli malati... Basta — conchiuse il professore, che si accorgeva di essersi riscaldato troppo — ciò non ci riguarda.
Proprio in quel punto, un passo d'uomo si fece sentire nell'andito, e una voce maschia e melodiosa diede alcuni ordini in cucina. Indi entrò nel salotto un bel giovane alto, spigliato, con l'aquila del Club Alpino sul cappello. Aveva le chiome un po' lunghe, la barba nascente, la carnagione abbronzita. I suoi occhi espressivi s'incontrarono subito con quelli della Gilda ch'erano fissi sopra di lui. Anche il professore lo guardava con singolare attenzione.
Egli stette un momento sospeso, le sue guance si dipinsero di un vivo rossore, poi balbettò: — Ma?... Non m'inganno?... Il signor professor Grolli?... E la Gil... la signora Gilda?
— Oh signor Mario! — esclamò la giovinetta, con un sorriso che le illuminava tutta la fisonomia. — Mi ha ravvisata?
— No, veramente. Ho ravvisato il signor professore. E lei mi aveva riconosciuto?
— Nemmeno; ma sapevo ch'era qui... dal libro dei viaggiatori.
Il professor Romualdo, il quale, essendo il solo che non avesse punto cambiato aspetto da una diecina d'anni, aveva servito d'anello a questo riconoscimento, dovette far di necessità virtù, e stringere, quanto più cordialmente gli fu possibile, la mano del pittore.
I due giovani intanto non finivano di evocare i ricordi del passato.