— Sicuro. E come dicevo dianzi al signor Giulio le cose procedono egregiamente... Polso ottimo, testa libera... Debole ancora, s'intende... ma questo passerà... Intanto s'è potuta metter a sedere per qualche minuto sul letto e ha preso sotto i miei occhi una tazza di brodo con un rosso d'ovo... Ho già disposto per la notte... Non importa che vegli alcuno della famiglia...
E poichè l'Antonietta e Cesare si offrivano a gara, il medico seguitò: — No, sarebbe inutile... Ho dissuaso pure il signor Tullio... Dalla signorina Angela fino alle due ci starà la Giuditta, dalle due in poi la cuoca.
— Dunque la Maddalena tornerà nella sua camera, presso di noi? — chiese la signora Laura.
— Appunto. Nella sua camera o nell'andito... Ho pensato che a loro poteva far comodo...
— Comodo?... È una necessità assoluta... Siamo due poveri invalidi.
Il commendatore Ercole s'infastidì.
— Eh, se avessi la mia buona vista non mi sentirei invalido niente affatto... Sono questi occhi... Mai avrei immaginato in gioventù che mi toccasse una disgrazia simile... È vero che ormai c'è così poco di bello da vedere.
— Via, commendatore — ribattè Vignoni — si consoli all'idea che i suoi occhi, per deboli e stanchi che siano, le serviranno ancora abbastanza da veder la sua figliuola guarita.
E disgustato di quest'egoismo senile che tutto riferiva a sè stesso, e come non aveva prima voluto comprendere la gravità della catastrofe minacciante la famiglia, così oggi mostrava di non apprezzare al suo giusto valore lo scampato pericolo, il dottore si voltò a discorrere con Cesare e l'Antonietta che lo tempestavano di domande circa alla cara ammalata. Si sarebbe rimessa perfettamente? Non si sarebbe risentita di questa scossa? Si sarebbe potuta alzar presto? Sarebbe stata in grado di riprendere il governo della famiglia?
In quel mezzo Frassini era fatto bersaglio ai sarcasmi della moglie.