—Diavolo! diavolo!—disse il signor Smerigli.—A quest'ora! come si fa? Senza aver pranzato?.....
—Non puoi ricusarti,—osservò la signora Valentina.
—È presto detto, ma io non so nemmeno l'indirizzo preciso di Mario.
—Non c'è il portatore della lettera che deve accompagnarti?
—Sì, sta a vedere se non se n'è già andato....
La signora Valentina scosse il campanello.—La persona che ha portato questa lettera?—ella chiese al servo che si presentò.
—È giù che attende.
—Vedi bene—riprese la signora Valentina indirizzandosi al consorte.
Il signor Smerigli capì che non c'era rimedio, bevette in piedi una tazza di brodo e uscì brontolando.
Quand'egli fu introdotto nella cameruccia del suo amico, lo trovò disteso sopra un letto senza lenzuola, mezzo vestito, e aggravato per modo che non poteva ormai pronunziar più una parola. Lo assisteva pietosamente una donna attempata, quella stessa che si prendeva cura delle poche sue robe e della sua miserabile stanza.