Le ultime vibrazioni di quel suono si perdevano nell'aria quando si udì una grande scampanellata.
—Chi viene questa sera?—sclamò il signor Massimiliano, fermandosi in mezzo al salotto con l'atteggiamento d'un cane di guardia che sente il calpestio di passi sconosciuti.
Anche la signora Gertrude tese l'orecchio:—Chiudono la porta.
—Quella stupida servitù avrà certo aperto senza veder prima chi sia—osservò il Nebioli pronto sempre ad interpretare ogni cosa nel modo meno benevolo.
Intanto dal di fuori s'intese una voce:—Non c'è bisogno che mi annunziate. Mi presento, da me.
—È la voce del dottor Beverani—disse la signora Gertrude, pallida ed inquietissima.
—Il dottor Beverani! Che cosa può volere?—masticò fra i denti il signor Massimiliano corrugando la fronte.
Si spalancò l'uscio ed entrò un uomo alto e grosso, col bavero tirato su fino agli occhi, col cappello in testa e con le mani sprofondate nelle tasche della pelliccia. E sulla pelliccia e sulle falde del cappello si andavano liquefacendo larghi fiocchi di neve.
—Buona sera! Buona sera!—disse il nuovo arrivato.—Domando scusa se entro così, ma fa un tal freddo che non ebbi il coraggio di levarmi il soprabito nell'andito.