—No davvero, per quanto piacere abbia di veder voi e la signora Gertrude, non mi sarei spinto fin qui senza una ragione seria, in mezzo al vento e alla neve.
—Vergine Santa!—sclamò la signora Gertrude—ho in cuore il presentimento di una disgrazia.
—E che disgrazie volete che ci siano?—urlò suo marito per dissimulare, secondo il solito, con le grida, l'inquietudine che si era impadronita anche di lui. E avrebbe continuato nei medesimo tuono, se il dottor Beverani non avesse preso subito la parola.
—No, no, buona signora—egli disse avvicinandosele e prendendole ambe le mani—non ci saranno disgrazie. Ho una lettera da consegnare...
—Una lettera? Per me dunque?—interruppe il signor Massimiliano.
—Per voi e per vostra moglie... La persona che scrive vuol essere sicura che la lettera sia giunta nelle vostre mani... Ha scritto ancora, e...
—E non voglio veder nulla—gridò il Nebioli voltandosi da un'altra parte.—Ho capito chi è la persona che scrive; ella è morta per me.
La signora Gertrude avrebbe dato dieci anni della sua vita per trovare un lampo di energia in quel momento, per farsi consegnar quella lettera, per aprirla, per baciarne i caratteri; ma era inutile, ella ormai non sapeva che piangere. E si nascose il volto fra le palme e soffocò i suoi singhiozzi.
Il dottore non ismarrì punto la sua calma alle brusche risposte del vecchio bisbetico, ma estrasse di tasca la lettera e ripigliò:—Voi leggerete questo foglio, Massimiliano.
—Vi dico di no—rispose costui, dando però un'occhiata di sbieco alla sopracoperta che il medico aveva avvicinato al lume.