—Posdomani!—sclamarono a una voce il signor Massimiliano e la signora Gertrude.
—Mercoledì abbraccierò la mia padroncina—gridò, battendo festosamente le mani, la cameriera che s'era introdotta pian piano nel salotto.
Il signor Massimiliano si voltò per sgridarla, ma non seppe aprir bocca.
—Non ci sono ormai che due sole righe—osservò il dottore. E lesse:
«Ci faremo condurre a un albergo, poi verremo da voi, e io non suppongo neppure che non vogliate riceverci, e vi mando in anticipazione mille baci. Ah! la mia lettera è un gran pasticcio, ma non ho più tempo di rifarla perchè ho da attendere ai miei bauli. Addio, addio, anche da parte di Ugo... Il mio bimbo si sveglia e mi chiama con un vagito... Forse vuol mandarvi a salutare anch'egli.
«Margherita.»
—Dunque Margherita sarà qui posdomani... farà il Natale con noi—disse la signora Gertrude che di tutta la lettera non ricordava ormai che questa notizia e quasi non credeva a se stessa.
—E viene anche lui? E bisognerà accogliere anche lui?—- soggiunse come parlando fra sè il signor Massimiliano.—Quel cane che vuol portarla a Buenos Ayres!...
—Che Buenos Ayres?—interruppe il dottore alzandosi in piedi.—Sapete che vi ho da dire?... Che l'alloggio di vostra figlia e di vostro genero dev'essere la vostra casa e non un albergo, che quando essi sian qui non dovete più lasciarli andar via, che la parte del tiranno l'avete fatta anche troppo a lungo, e che la vostra Margherita l'avete castigata anche troppo.....
—Dovevo anzi premiarla?