—Così va bene.—E soggiunse:—Si fa pel tuo meglio, caro. Se diventerai un uomo pubblico.....
—Scotta—gridò Gino con voce piagnucolosa, occupandosi più della minestra che degli augurî paterni.
—Soffia, bambino, soffia—suggerì la signora Virginia—Così... O vuoi che passiamo nell'altro piatto?
—La nonna non vuol venire a pranzo—disse Roberto che rientrava in quel momento in salotto.
—Non vuol venire? Te lo ha detto lei?
—Sicuro. È chiusa in camera. Ho picchiato. Prima non ho inteso che un brontolio... Poi ho picchiato di nuovo; e lei s'è alzata di dov'era a sedere, perchè ho sentito mover la scranna, e gridò brusca: Chi è là? Le dissi che ero io e che venivo a ricordarle che il pranzo era in tavola e che l'aspettavamo.—O credete forse ch'io sia sorda e che non abbia inteso il campanello?—ella rispose. A pranzo non vengo perchè non mi accomoda di venire e non mi seccate.
Dopo questo sproloquio Roberto sedette al suo posto e immerse con grande enfasi il cucchiaio nella zuppiera di riso.
Il signor Pacifico fece un viso disgustato, e si rivolse alla moglie:—Prova tu.
La signora Virginia, che in mezzo a' suoi difettucci non aveva fiele di sorta, rinnovò infruttuosamente il tentativo di Roberto; il signor Pacifico ottenne lo stesso risultato, cosa che offese il suo amor proprio, e convenne quindi rassegnarsi a desinare quel giorno senza la nonna.