Il professore commendatore Everardo Mellari, che al momento della nostra narrazione passava la sessantina, aveva avuto anch'egli il gran torto di non prendere la vita che da un lato solo, dal lato cioè dello studio e della meditazione, trascurando quella verità detta senza reticenze dal Giusti:

Se fa conoscere — le vie del mondo,

Oh buono un briciolo — di vagabondo!

Però in lui una intelligenza elevata, una dottrina profonda e un cuore ottimo e tenace nelle amicizie, facevano perdonare quel po' di compassato e di convenzionale che era nel suo carattere. Quanto alla persona, ella somigliava all'indole ed all'ingegno, ed era quindi piuttosto poderosa che graziosa.

Dissimile affatto dagli altri, e tale che si sarebbe detto una stuonatura in quel concerto di dottoroni, stava in piedi appoggiando una mano alla spalliera della seggiola del professore Everardo, e tenendo con l'altra dinanzi agli occhi un giornale, senza apparire troppo concentrato nella lettura, il signor Maurizio Dardi, il più vecchio e fidato amico di casa Mellari. Anch'egli fra i sessanta e i settanta, ma ritto, sottile, aitante delle membra, con una fisonomia briosa ed ironica spesso, con uno sguardo vivo, intelligente, pieno di fuoco, con capelli che ormai quasi bianchi del tutto conservavano la curva elegante della giovinezza e si arricciavano di tratto in tratto con una tal quale aria di provocazione come se volessero dire: — Oh se sapeste quante manine gentili ci hanno fatti scorrere fra le loro dita. — Dal complesso poi della persona tuttora attraente e dal vestire lindo ed accurato si vedeva l'uomo che aveva molto vissuto nella più eletta parte della società.

Il signor Maurizio aveva egli pure seguìto con lo sguardo il dileguarsi del vestito di seta, e quando l'uscio si fu richiuso, con un movimento rapidissimo si fece accosto alla signora Anna, trasse un profondo sospiro dal petto come chi si sente sollevato da un peso, e, avvicinando una sedia al tavolino, disse: — Si può fare un po' di conversazione con voi, signora Anna? —

Ella che se ne stava fantasticando si scosse, e con un sorriso pieno di benevolenza: — Figuratevi! — rispose. — Vi confesso anzi che mi pareva impossibile di vedervi in mezzo a tanti uomini serî.

— Grazie del complimento. Però, ve lo dico col cuore in mano, vostro marito solo lo digerisco, ma in compagnia con quegli altri no e poi no. Everardo mi va ripetendo sempre che io sono uno scapato come a vent'anni, e che egli stesso non sa spiegarsi come, tanto dissimili d'indole, noi abbiamo potuto rimanere amici tutta la vita. E in verità la cosa fa meraviglia anche a me.... Ma, vedete, ad Everardo io perdono tutto.

— Oh bella! siete voi che perdonate? — interruppe la signora Anna.

— Certo, perchè, in fin dei conti, queste esistenze seppellite in mezzo alla polvere delle biblioteche sono esistenze sbagliate. Bandire il sorriso dalla vita val quanto bandire il sole dall'universo.