Il Buondelmonti si tacque, si accostò ancora al Rummo e piano e con un sorriso di delicata seduzione gli domandò:
— Non crede alla mia buona fede?
A un tratto il solido e fermo uomo fu scomposto, perchè quella domanda voleva dire che il Buondelmonti teneva in gran conto la sua stima, e in lui la naturale vanità che è nel cuore d'ognuno, fu lusingata. Gli occhi che il Rummo non aveva mai levato dalla faccia del Buondelmonti, sbatterono un po', la barbetta a punta cadde giù e dalle labbra uscì:
— Non ho mai dubitato della sua buona fede!
Poi il Rummo rimase a viso basso come se si guardasse i piedi e dalla sua mano rimasta nello stesso atteggiamento continuava a venir su il fil di fumo. Da ultimo il Rummo rialzando il capo domandò:
— Ha fatto buon viaggio?
Il Buondelmonti rispose di sì e un sorriso fino gli errava ne' precordii.
Parte degl'invitati eran rimasti nella sala da pranzo, parte s'erano sparsi sulla terrazza e per le altre stanze. Tutta la villa era piena di voci e chi passava per le vie del colle e giù nella valle, la vedeva ardere di lumi attraverso le finestre aperte nella caldissima notte. Il padrone di casa stava con altri sulla terrazza e tonava contro l'Argentina, perchè in quei giorni c'erano rumori di guerra tra quella potenza e il Brasile. A pochi alla volta gl'invitati venivano a salutarlo e ad accomiatarsi e tra gli altri venne il Buondelmonti, ma il padrone di casa lo trattenne per la mano ed esclamò:
— Quando sarà in Italia, lo gridi forte che il Brasile è un grande paese e che ha un immenso avvenire! L'Argentina no!