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Ottenere grandi effetti con semplici mezzi fu il segreto della Rachel, ed è quello di tutti i grandi poeti ed artisti antichi. Le bastava di passarsi la mano fra i capelli, di avvolgersi in uno scialle di cachemire, per rappresentare in qualunque stanza la parte di Medea e di Ermione. Talvolta, a un pranzo, alzatasi, e allontanata da sè la sedia, osava affrontare la grande scena della Fedra, e faceva fremere e agghiacciare i commensali, come se quella stanza tapissée e piena dei fumi dello champagne e dei cigaritos si fosse convertita a un tratto nell’atrio di Atride o nella reggia di Teseo.
Restando assolutamente immobile, pronunziando a voce bassa un verso, metteva i brividi nel suo uditorio. Certi versi, nella parte di Ermione, gli diceva con tale intensità e profondità di sentimento, che parevano rivelare nuovi abissi del cuore umano. Per esempio:
Je crains de me connaître en l’état où je suis.
. . . . . .
S’il ne meurt aujourd’hui, je puis l’aimer demain.
. . . . . .
Vi sono quattro versi ammirabili nella parte di Ermione che interpretati dalla Rachel ottennero sempre frenetici applausi, tanto a Parigi che a Pietroburgo, ad Amsterdam come a New-York. Quando Oreste per comando della gelosa Ermione ha fatto assassinar Pirro, e si presenta a lei e le narra come fu eseguito l’atroce mandato, essa, in una terribile apostrofe, gli dice disperatamente pentita:
Ah! fallait-il en croire une amante insensée?
Ne devais-tu pas lire au fond de ma pensée?