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All'ode Miramar corrono subito, in questi giorni, gli occhi di quelli che prendono in mano la prima volta il volume, tanto è la curiosità e l'aspettazione della sua eccellenza, propagata da quelli che già la conoscono. Una somiglianza classica s'impone subito con la quindicesima del libro primo delle odi d'Orazio (Pastor cum traheret...) Allo spunto della profezia di Proteo: Mala ducis avi dumum!... fa riscontro evidente lo spunto della triste nenia fatidica che viene sul mare dalla triste punta di Salvore:

— Ahi! mal tu sali sopra il mare nostro.

Figlio d'Ausburgo, la fatal Novara...

Alla efficacia della lirica oraziana giova molto la brevità della pròtasi; e quel subito irrompere del tragico vaticinio nel gran silenzio dei venti e dei flutti. Il Carducci invece, ragionevolmente obbligato dal soggetto, si indugia alquanto a descrivere la marina dintorno e l'interno del castello. A questo preambolo felicissimo il poeta ha dato alcune delle migliori strofe saffiche, che sieno uscite, io credo, dalla sua penna:

O Miramare, a le tue bianche torri

Attediate per lo ciel piovorno

Fosche con volo di sinistri augelli

Vengon le nubi.