Onde avvenne che quell'equilibrio psicologico e quella visione serena che egli portò nello studio di commedie d'argomento antico; e che fu uno dei segreti della loro riuscita, gli mancò o non l'ebbe sufficiente quando la commedia moderna lo trasportava di necessità nel fitto delle battaglie e nell'urto delle polemiche di cui è tutto intessuta la vita nostra da lui voluta rappresentare. Qui l'osservatore si mutava in passionato combattente; e l'equilibrio era turbato con detrimento dell'opera.
Iratusque Cremes tumido delitigat ore.
Ma detto questo, noi dobbiamo anche ricordarci che quando Paolo Ferrari, quasi settantenne, annunziò che stava attendendo ad una nuova commedia, tutti quelli che in Italia amano l'arte furono confortati da un senso di lieta aspettazione e di speranza; e quando si seppe che era morto, parve che delle tenebre fitte calassero su tutte le nostre scene.... Questo parmi che dia, allo stesso tempo, la misura dell'artista che l'Italia perdeva e dipinga le condizioni in cui rimase la commedia italiana, quando il suo più forte campione si allontanò dal campo della lotta, per sempre.
MASTRO-DON GESUALDO
A Giovanni Verga.
Chiudendo il libro, m'è parso d'uscire anch'io coi servitori di casa Leyra dalla stanza ove Mastro-Don Gesualdo ha cessato di soffrire e di vivere. Mi è parso insieme di allontanarmi da tutto un circolo di cose vere e di persone vive, in compagnia delle quali ho passato parecchi giorni, testimonio e partecipe quasi della loro vita. Don Gesualdo, mastro Nuncio, donna Bianca, donna Isabella, Diodata, Speranza, i fratelli Trao, il canonico Lupi, il marchese Limòli, il barone Zacco, il baronello Fifi, la baronessa Rubiera, la Sganci, la Capitana, tutta gente che ha vissuto con me in lunga conoscenza. Poi rivedo un tramestìo di figure secondarie che vanno e vengono rapidamente, ma tutte con una fisonomia che, vista una volta, non si dimentica più: Nanni l'Orbo, Giacalone, don Liccio Papa il capo sbirro, don Luca il sagrestano, il farmacista Bomma, il dottor Tavuso e altri e altri....
Non meno forte nella memoria ho l'immagine dei luoghi: il paesello con la sua larga strada in mezzo e le viuzze che si perdono qua e là tortuose e mal selciate; il paesaggio siciliano arso dal sole, con le vie polverose, i burroni infuocati, i monti nerastri e rugginosi che fanno pensare a certi quadri di Lojacono; poi delle distese amenissime di “buona terra„ che dà ricchezze d'alberi, di messi, di vigne, d'acque e di fiori.
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