Fra i lettori, parmi già di vedere due categorie, se non di scontenti, di sorpresi, perchè il libro non ha corrisposto in tutto alla loro aspettazione.
Chi si aspettava un libro pieno di osservazioni, di disertazioni e magari di battaglie didattiche, troverà che il racconto soverchia e qua e là divaga; a coloro invece che hanno aperto il libro con la immagine suggerita ad essi dalla parola romanzo che è nel titolo, parrà che l'intendimento scolastico si faccia troppo spesso avanti e sia significato in forma troppo discorsiva, mentre poi i congegni e le fila stesse del racconto, invece di procedere con libera scioltezza, sono qualche volta adattati e quasi paiono tirati per forza dentro a certi schemi dimostrativi.
Io non discuto le sorprese letterarie che, nove volte su dieci, sono sorelle carnali dei mutabili gusti personali; ma sostengo che tanto i lettori della prima quanto quelli della seconda categoria avrebbero torto se pretendessero di tradurre la loro mancata aspettazione in argomento di censura contro il libro.
Il libro nello spirito dell'autore è nato così, non altrimenti; e aveva tutto il diritto di nascere così.
Emilio Zola con una serie di romanzi ha voluto dimostrare quello che possa la nevrosi trasmessa come tabe ereditaria ai vari membri d'una famiglia. Edmondo De Amicis si è accinto, narrando la odissea di un giovane maestro, ad esprimere, senza mai abbandonare del tutto le forme narrative, molte cose che egli crede utili a sapersi da tutti per la soluzione di quel grave, lungo e oramai tormentoso problema nostro che è la scuola elementare.
È permesso a uno scrittore il far travedere anzi il mettere schiettamente in vista, quando gli piaccia, l'intendimento utile d'una sua narrazione? — Lasciamo che ne discutano ancora quei critici ingenui, e stavo per dire quegli infelici, che perseverano nella volontaria fatica di fabbricare le caselle per la novissima rettorica. Dio buono! Bisogna bene che anche la infanzia e la vecchiaia abbiano i loro trastulli.... Ma non mai, a proposito di un libro, potè, meglio che per questo del De Amicis, essere ricordata la massima di Boileau, che tutti i generi son buoni all'infuori dei noiosi.
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Volete ricchezza di profili umani, colti dal vivo e delineati con mano ferma? I maestri Ratti, Lerica, Labaccio, Calvi, Delli; le maestre Galli, Ferrari, Pedani, Falbrizio, Bragazzi; il provveditore Megari; il sindaco Lorsa, l'avvocato Samis, i preti don Bruna e don Biracchio, l'organista anarchico, il segretario sornione, l'ispettore igienista, l'ispettore scienziato; ecco dei personaggi in carne ed ossa che vediamo muoversi, che sentiamo parlare, che non dimenticheremo più.
Volete varietà animata e pittoresca di ambiente e di paesaggio? Gerasco, Piazzena, Altarana, Camina, Bossolano, ognuno dei luoghi ove il maestro Ratti è portato dalla sua buona o mala ventura, il De Amicis sa ritrarre con tocco efficace o sobrio. Non profonde, come suole, tutti i colori smaglianti della sua tavolozza, inebriandosi di descrizioni; ma trova sempre il modo di compenetrare e via via di fondere quasi il dramma umano con la scena, raggiungendo spesso una evidenza mirabile. Come balza intera dinanzi ai nostri occhi la vita intima di que' comunelli di pianura e di montagna, con tutte le piccinerie e le miserie e le cattiverie, che l'autore non tralascia mai di ricercare e mettere all'aperto con una nobile austerità di proponimento!
La visita del maestro Ratti al provveditore Magari, merita di essere ricordata e confrontata con la famosa scena tra Don Abbondio e il cardinal Borromeo; la descrizione dei vecchi maestri obbligati agli esercizi di ginnastica, ci dà un quadro stupendo, fra bizzarro e pietoso, che vi rinnova, sott'altra forma, l'impressione della “Corte dei miracoli„ in Notre-Dame di Victor Hugo.