Nella seconda parte del volume, sotto la modesta apparenza d'una collazione di documenti intorno a Renata di Francia duchessa di Ferrara, il Masi ci appresta una vera e completa biografia, della figliuola di Luigi XII, biografia promessaci da molti anni dal signor Bonnet. Di questa illustre donna, la cui figura spicca così originale e gentile in mezzo ai conflitti religiosi d'Italia e a quelli ben più feroci di Francia, così giudica il prof. Giesebrecht: «Pochi, al pari di lei, sentirono ripercuotersi nell'animo i commovimenti politici e religiosi del suo tempo; in mezzo ai quali, se si considerano i suoi rapporti di parentela, essa opera con una libertà di spirito veramente rara. Ma per quanto levasse l'animo a grandi cose, essa si segnalò molto più pel sentimento, come è proprio delle donne, di quello che per la parte che prese agli avvenimenti. Ereditò assai dello spirito di suo padre, il quale aveva dato nuovo splendore alla corona di Francia, tentato di assodare in Italia la potenza francese, e resistito con gran vigore alle pretese spirituali e temporali della Corte di Roma. Renata, per quanto era da lei, osteggiò in Italia la potenza spagnuola e contro i Papi si fece centro di una opposizione pericolosa. Con mezzi inadeguati osò contendere al Papa ed all'Imperatore la loro vittoria. Tornata in Francia provò di opporsi alla guerra di Religione e di assicurar alla patria la pace, ai suoi correligionari una esistenza tranquilla. Anche qui pigliò impresa superiore alle sue forze e si trovò contro come nemici, coloro che essa amava di più.»
Il racconto documentato del Masi è tutto una riprova storica di questo giudizio del dotto tedesco. — I documenti, stampati a parte e inediti quasi tutti, oltre chiarire molti punti oscuri o controversi della vita di Renata, spargono gran luce sulla storia contemporanea, sulla Corte di Ferrara, la vita agitatissima dei duchi Alfonso I ed Ercole II, la dimora di Calvino in Italia, il nostro movimento riformista e le guerre di Religione in Francia. Nel primo di questi documenti, messer Galeazzo Estense Tassoni, inviato pel duca a Parigi, dopo avere narrato che il matrimonio di «Dono Hercule e Madama-Renea» fu colà celebrato «con tutte quelle granditie et grandissimi honori che a gran Re si spettano» e che alla mezzanotte gli sposi furono posti in letto, tira innanzi con gravità diplomatica: «quello che là si abbino fatto, da sua Signoria Vostra Excellenza lo saprà; io per ancora non lo so...» — L'ultimo documento è un dispaccio dell'ambasciator veneto Francesco Morosini (1575), il quale annunzia che Renata è morta nel suo dominio di Montargis: «la quale (Renata) con la ostinata sua mala opinione nelle cose della Religione, haverà sepolta l'anima sua nell'Inferno» — In queste parole del diplomatico veneziano è come a dire fotografato lo spirito dei tempi. Che valse alla infelice duchessa una vita tutta spesa nell'esercizio delle più nobili virtù domestiche e civili? Essa non rimane che come un'«anima dannata» nel ricordo dei cattolici; mentre poi i protestanti, esagerando forse alla loro volta, ne fanno addirittura una santa.
La storia imparziale si libra fra questi giudizii esaltati e partigiani, e ricompone le sembianze genuine così agli idoli come alle vittime della passione e dei pregiudizii umani.
Il Masi, che per essere imparziale non ha bisogno di sforzo alcuno, renderà grandissimo servizio alla nostra letteratura storica, continuando in questi studi da lui già condotti a così buon punto.[29] — Il campo è vasto e nobile quant'altro mai. Certo è che nell'Italia del secolo decimosesto, quasi tutti gli spiriti magni parvero a un tratto come lambiti dall'ala d'una folgore misteriosa. Sentirono il bisogno di un più alto e più schietto ideale religioso, anche in mezzo alle pompe artistiche di cui cercava ringiovanirsi «la vecchiezza inferma del cattolico rito.[30]» Quel sentimento nella maggior parte di loro fu passeggiero e forse istantaneo; ma in parecchi durò lungamente allo stato di preoccupazione melanconica e profonda, che si riflettè vivacemente negli atti contraddittori della vita, nelle speculazioni vaghe della mente, nelle forme ondeggianti dell'arte. In alcuni si rivelò arditamente con zelo e potenza d'apostolato, con eroismo di martirio.
Se uno storico riescirà, un giorno, a scoprire ed illuminare quella specie di sottosuolo mistico, coperto dallo smagliante epicureismo di quella grande epoca, egli farà al mondo una rivelazione meravigliosa ed importantissima per chi studia le forze vive e le vicende dello spirito umano. — Sarà allora sfatata quella falsa scuola storica (venuta dal di fuori e servilmente oggi seguita in Italia) che nel nostro glorioso Rinascimento non vuol vedere che scaltrimenti machiavellici e paganesimo male ammodernato e lezzo aretinesco, coperto dai fiori dell'arte. — Il più e il meglio si nascondono e si trascurano, mutando il nobile ufficio della storia in un triste lavoro ingegnoso d'abbassamento e di demolizione. Ma l'epoca del Rinascimento italiano è come il monte Parnaso dipinto da Raffaello. Alle falde e alla mezza costa non vedi che fiori vani e le forme lascivette della beltà superficiale; mentre su nella vetta sublime, vicina al cielo, canta il divo Apollo e lo ascoltano le Muse in nobile rapimento di pensieri e d'affetti.