Quando la nave fila, con vento fresco e largo, i delfini vengono a centinaia e corrono e saltano e folleggiano da poppa a prua, da prua a poppa: così come fanno gli uomini intorno al loro Ideale.
Ma un marinaro dalla mano sicura, discende allora, sulle catene del bombresso, armato d'una lunga fiócina provata: e gli altri s'affollano sul castello, attenti e pronti a issare la cima. Cento volte hanno veduto i delfini quella manovra minacciosa; e pur non lasciano di correre, di saltare di folleggiare sotto il loro castello fuggente!
A un tratto, un'onda rossa: una fuga per l'acqua, e un subito ritorno: un issare cadenzato; uno sbattere furioso di coda sulla coperta, un lago di sangue, e un cane che lo lecca.
Tale la sorte di chi s'accosta all'Ideale con troppa Fede.
III. SPERANZA
Nelle campagne toscane i ragazzi vanno matti per un giocattolo che chiamano misirizzi. È un fiaschettino piccolo piccolo, il quale somiglia più che può a uno di quei fiaschi grandi pei quali andiamo matti noi uomini. Se non che, per quanto si faccia non si viene a capo di farlo stare nè chino, nè riverso, nè a giacere, perchè, per un segreto c'ha dentro, non può stare altramente che ritto.
Quando un buon vento mi mena in quelle divine campagne (ben lontano dalle città!) è difficile ch'io dimentichi di portare con me qualcuno di questi graziosi fiaschettini: e come vedo tre o quattro fanciulli che si guardano gravemente, non sapendo a che cosa giocare, io li chiamo e regalo a ciascun di loro uno di questi tanto desiderati misirizzi. E non me ne vado: anzi mi diverto un mondo a vedere quanto si dà da fare ciascheduno per buttar giù quello dell'altro, senza mai riescirvi.
Mi diverto un mondo! sapete perchè? Perchè gioco anch'io: mi figuro di essere Dio che dispensa agli uomini le Speranze, e poi guarda che cosa ne san fare.
IV. CARITÀ
Standosene accovacciato in un fosso un lupo, ecco vide venir su per l'erta un fraticello, che andava lentamente e curvo, pesandogli un capretto morto che portava sulle spalle.