Una vecchiuccia scheletrita, stava tutta intenta a ripulire certe erbe che si tenea in grembo: e non servendole più gli occhi assai, col suo gran naso quasi le toccava.
Una viperetta rinfrancata forse dal poco calore di que' fémori, s'affacciò tra l'erbe: e non sì tosto si credè minacciata da quell'enorme sprone, che gli s'avventò piena di rabbia. Ma una fedele goccia di tabacco, che da lungo tempo aspettava, le discese nella gola aperta, onde essa incontanente cadde e morì.
Consiglio chi mi legge a empirsi di Prudenza come quel naso, se vuol vivere lungamente e sano.
Quanto a me imparo da questa favoletta a guardarmi più che dal morso delle vipere, dal naso delle vecchie: chè non v'è luogo dove non lo vogliano ficcare, e donde non lo traggano salvo!
VI. GIUSTIZIA
Un vecchio platano, rinverdendo i suoi rami a primavera, nascose a un giovane innamorato il balcone della sua bella. Onde il giovane pieno d'ira, tesi i pugni contro il povero platano, gli gridò: — Perchè sei tu cresciuto a quel modo? che tu sia maledetto! alberacelo goffo e impiccioso!
Ma il platano, per nulla mostrandosi offeso, anzi sorridendo serenamente, gli rispose: — Di grazia signore: come potevo io sapere che t'era caro che rimanessi nudo e secco, se quando così ero, mai, per nessun modo, ho udito la tua bocca benedirmi? Perchè non sei stato così pronto a benedirmi allora, come a maledirmi oggi? Senti, in questa gioia di canti c'ho attorno, quante benedizioni dicon le capinere alla mia verdura! Impara da loro a esser giusto!
La mattina di poi, assai per tempo, il vecchio platano fu segato ben rasente e messo a terra e fatto in pezzi. Fu per l'aria un gran piangere di capinere sui nidi schiacciati! Ma il giovine rivide ogni giorno la sua bella! E fatto buono da quelle ore felici, si ricordò della giusta riprensione del vecchio platano: e benedisse, sì; ma benedisse.... chi lo aveva segato!
VII. TEMPERANZA
Avevo fatto amicizia una volta, con uno di quei cani vagabondi che girano il mondo dicendo: «Dove c'è un mucchio di spazzatura là è la mia patria». E mi divertivo a contargli, ogni giorno meglio, i nodi della spina e a dargli qualche osso da rodere, in mezzo alla riprovazione incoraggiante di sconosciuti e compassati vicini di tavola.