Ma... ecco... ora si fa così per dire... ma come mai siete capitato quassù tra queste macchie... Chi sa come potreste starvene comodo in città!...

BISTONE

(gridando)

E che te n'importa a te, intrigante?... (a Leopoldo) Non dite niente, sapete? Non fiatate!... perchè non voglio sentir niente!... C'è poco da direi... Mettetevi a sedere qui subito (batte con la palma sulla tavola) e mangiate... e dopo, se vi garberà di dirlo, lo direte chi siete, perchè ci si possa ricordar di voi, avete inteso?... (a Riga, irritato) Da quando in qua, in questa capannaccia mia s'è domandato: «chi siete?» a un cristiano che vien per ricovero? Bisogna vivere, per sentirle nôve da queste donne! Dagli una fetta di cacio, Riga... di quello partito ieri! (Riga eseguisce con poca buona grazia) Ecco qui, alla buona! mangiare da pecorai... c'è poco da dire... caro signor... come vi devo chiamare?

LEOPOLDO

Leopoldo.

BISTONE

Caro signor Leopoldo!... assaggiate un po' di questa robaccia da montanari!

LEOPOLDO

S'avesse sempre in mare! Va bene che quando siamo in terra si mangia da gran signori, questo sì; ma in mare...! Voi non lo mangereste quello che si mangia noi qualche volta! (Riga seduta in un canto del camino tende le orecchie. — Gigi ha finito le patate e il pane, posa il piatto in terra e si rimette a giacere. Leopoldo leva di tasca un coltello catalano lucente come uno specchio; lo apre, e i tre scatti meravigliano Bistone e Riga. Quella di Riga è una meraviglia paurosa e diffidente).