Adesso gli vado a telefonare io!

LORENZO

(fermandola)

Per carità! Sarebbe peggio che mai!... Del resto io non parto questa sera, nè domani. Forse mi dovrò trattenere molti giorni per gli affari del babbo. Il signor Ricotti avrà tutto il tempo di ripensarci e di far le cose da onest'uomo se ne ha voglia. Quello che importa è impedirgli di farle da disonesto; bisogna sventar subito le brutte chiacchiere che si son fatte. E per questo ho il mio bravo progetto... Un progettino che ti dovrebbe piacere. Senti, Selvaggia. Domani mio suocero viene a Siena per l'assemblea del gas. Vuoi andar via domani sera con lui?... a Torino?... Farai compagnia a mia moglie. Avete un bel palco al Regio a vostra disposizione. Ti divertirai... Ti va?

SELVAGGIA.

Ma!... Se credete che sia bene...

LORENZO

Oh! Intendiamoci. Che il signor Ricotti non ti venga a ronzare attorno anche là. Devi esser tu a imporglielo. Se è vero che ti vuol bene, studi un po', prepari qualche esame per novembre chè in sei anni che è inscritto a legge ne avrà forse dati due! e si adatti per una quindicina di giorni a far la corte a me! Va bene?

SELVAGGIA

Va bene. Allora vado a scrivergli. (apre con impeto la porta di sinistra; si imbatte in Luisa che entra al braccio di Romano; appena lasciatili passare, fugge).