Lieta sorte!

Salutatolo, viene a sedersi sotto la prima querce.

LA VOCE DI LINO,

alquanto più lontana:

Le tue mani bianche su i miei capelli, sembrano un vento gelido: ma tu cerchi invano di scaldarle dentro le viscere delle fiere che uccidi. Il core di Lino, o Diana! Il core di Lino è più caldo di ogni core!... Vieni dunque, aprimi il petto con la tua lancia, e riscalda finalmente le tue mani sul mio core di poeta!...

Una enorme risata di Orione lontano, tronca a mezzo gli arpeggi di Lino, mentre Matusio seduto sotto la quercia medita reggendo con ambe le mani la sua gran testa spelacchiata.

SCENA QUARTA.

MATUSIO:

E così gli uomini camminano nella notte.... cercando la felicità. Ma.... chi la potrà trovare?... Questo poeta, che va piangendo la sua speranza, e si trae le pietre al suo cantare.... e ammansa le fiere.... ma non già gli uomini?... Oppure il feroce Orione che ride di lui, e d'ogni cosa divina e umana; e va, e violenta, e uccide.... e sfida la Terra e il Cielo, che han fatto la sua forza!... Oppure quel buon vecchio.... lassù.... che dorme tranquillo, e sogna la sua piccola vendemmia di domani, e il vino che invecchia per Orione.... Chi la potrà trovare?... E quel re? quel re che trangugia la metà del vino che si spreme in Chio!... quel re che calpesta la parola data come si calpesta un rospo.... quell'Enopione! che non si vergognerà di rendere giustizia nel suo reame, dopo avere spezzato per qualche mucchio d'oro il cuore innamorato di una figlia, e avere segretamente venduta la sua terra e il suo popolo.... chi sa s'egli non abbia ragione quando, col medesimo vino, annaffia la sua viltà e affoga la sua vergogna?... Ghignerebbe di compassione quel re, se vedesse il povero Matusio, quando, solo, piange e maledice il suo basso destino!... Perchè debbo io andare così, miseramente, dovunque, gabbando cuori in ansia, portando la finzione di una veggenza impossibile.... solo per poter meditare qualche placida notte così, senza essere disturbato dal brontolìo delle mie budella vuote?... Inganno, infine, chi desidera d'essere ingannato: eppure.... quando rimango solo, e mi guardo, arrossisco e piango di rabbia, e sogno il giorno in cui finalmente un re qualunque m'accoglierà nella sua reggia.... Così mi basterà gabbare sempre una persona sola!... Ma sarò forse felice allora?... potrà mai esser felice chi pensa, e nel pensiero, che è buio, profonda la sua anima che è desiderosa di luce?... Ma nemmeno chi tien l'anima sua dentro un tino, potrà mai fare ch'essa goda!... No! no! anche quel re non è felice.... E neppure quel povero vecchio potrà mai saggiare la felicità.... dacchè ama!... Il grande Lino ha la Gloria!... è vero: però il mondo non sa perchè lo seguono così manse quelle belve.... Ma perchè egli, da sè, si strappa la sua immensa anima dal petto, e con quei brandelli sanguinolenti, le sfama, via facendo!... E che è anche la Gloria.... quando si debba pagare con tanto strazio?... La vita, per esser felice, deve, prima di tutto, esser facile!... Potrebbe mai ridere Lino per la sua Gloria?... E io.... se un giorno anche l'avessi!... potrò mai riderne di limpida gioia?... Orione.... Orione solo! può ridere della sua Gloria che nulla gli costa!... la Terra è madre sapiente: gli ha dato bellezza, forza e salute, senza risparmio.... ma tanta anima appena quanto basta per vivere.... e nulla più!...

SCENA QUINTA.