Pour l'étranger coulez bons vine de France,

De sa frontière il reprend le chemin.

Quanto amore della propria terra, quanta coscienza delle sue ricchezze, che contentezza d'esserci nato e che generosa prodigalità, che cuore aperto e gioviale nel primo verso, e quanta nobiltà e quante minaccie nel secondo!

Pour l'étranger coulez bons vins de France,

De sa frontière il reprend le chemin.

È un patriottismo che non cerca conquiste, e quindi non offende, a differenza di quello che ispirò al Musset, un'immagine tolta anch'essa dal vino, nella canzone Le Rhin Allemand:

Nous l'avons eu, votre Rhin allemand,

Il a tenu dans notre verre.

vanteria ingiusta e crudele che ha una sola scusa nel giungere seconda, anzi nel rispondere ad una provocante canzone tedesca del Becker. E poichè ho nominato il Musset, tratteniamoci un momento di lui, che è il maggiore poeta lirico della Francia, poichè a mio vedere Victor Hugo ha un ingegno più epico che lirico. Anche il Musset ha cantato del vino, ma dovette essere una trista pianta e una terra ingrata ed una vendemmia senza canti quella che produsse il vino che s'incontra nei suoi versi. Dove sono andate la gaia spensieratezza e la superba incuranza di ogni avversità che i bevitori ed i poeti di una volta cercavano e trovavano in fondo al bicchiere? Il vino del Musset, come quello del Byron è ragionatore e cattivo ragionatore, malinconico, cupo, senza speranze, nemico della vita e dell'amore. Vinaccio da bettola di mala fama, tracannato in male compagnie che genera disgusti e stimola alle più ciniche dissolutezze. O meglio ancora, diciamolo, quel vino è innocente e le morbose ebbrezze di quella poesia non derivano da lui. Esse erano prima che lo si bevesse e perdurano suo malgrado.

Ah! malheur à celui qui laisse la débauche