Ho detto poc'anzi che nell'invenzione del vino il patriarca Noè ebbe coadiutore il diavolo: ecco che io mi faccio a provarlo recitandovi per intero una bella leggenda rabbinica quale si trova tradotta in un libro del prof. Levi[I-29].
«Curvo sul ferro, tutto di sudore grondante, il patriarca Noè stava intento a rompere le dure zolle. A un tratto Satana gli appare, e dice:
««Qual nuovo lavoro intraprendi? qual nuovo frutto speri tu di trarre dalle lavorate zolle?»»
««Pianto la vite»», risponde il patriarca.
««La vite? superba pianta! stupendo frutto! gioia e delizia degli uomini! Il tuo lavoro è grande: vuoi tu che aggiunga l'opera mia? il tuo lavoro diverrà perfetto»».
Il patriarca accetta.
Satana corre, afferra una mansueta pecora, la trascina, la sgozza, ne inaffia col dolce sangue le rotte zolle.
— Da questo avviene che colui il quale liba leggermente il licore della vite, è, come la pecora, d'animo mansueto, di pensieri benevoli e dolci. —
Noè guarda e sospira: Satana prosegue l'opera sua; afferra un leone, lo squarcia e dalle squarciate vene il sangue zampilla e scorre, e inonda le rotte zolle.
— Da questo avviene che colui il quale beve alquanto oltre l'usato, come leone si sente pieno di vigoria, e il sangue ribolle spumoso nelle vene, e gli spiriti s'inorgogliscono, e l'uomo grida: Chi è pari a me? —