Qui più che non effetto del vizio, o di prave abitudini la è una vera e propria malattia che può venire anche nei più temperanti, e che si esplica con uno strano bisogno di bere per il tempo che dura l'accesso sempre intermittente, ogni 15 dì, ogni 6 mesi, sovente, secondo Brühl-Kramer, nei noviluni (v. Lombroso, Pensiero e meteore, p. 81), e che comincia appunto, come in molti accessi maniaci, con ansia precordiale, melancolìa, cefalea; gli infelici sentono venir l'accesso — chiedono essi qualche volta di essere impediti dal bere, e se nol siano, vi si abbandonano senza misura per 7 a 8 giorni, e poi dopo un sonno grave, prolungato, tornan sobrii come prima. Magnan ne conobbe una che giungeva a mescolare delle feci nel vino sperando averne ribrezzo sufficiente per poter astenersene, ma invano, e «Bevi, la si sentiva gridare, bevi villanaccia, dimentica i tuoi primi doveri e l'onore della famiglia», e... poi ribeveva.
Alcune malattie o condizioni fisiologiche pare che predispongano a questo morbo stranissimo. Un tale, racconta Briere da Bismont (p. 112, Du suicide ) dopo un trauma alla coronaria, curato colla trapanazione, da astemio divenne sfrenato bevitore; nessun avviso più lo tratteneva, e all'ultimo bevve per tre giorni di seguito finchè ne morì.
Qualche volta provocano tali eccessi l'anemia, l'isterismo, l'amenorrea, il parto, l'epoca critica; e ciò spiega la loro relativa maggiore frequenza nella donna, che è pur sì poco incline agli alcoolici; negli uomini più spesso li favorisce l'epilessia, la paralisi generale incipiente (Morel in 200 alienati lo notò 35 volte, sui quali 35 ben 10 l'eran di paralisi), l'affezion di cuore, l'ipocondria, la tubercolosi, ma più di tutto l'eredità: sicchè si notò da Gall in un ragazzo di 5 anni, nipote ad un ubbriacone.
Nè in questo modo soltanto fa l'alcool sentire il suo influsso ereditario.
Eredità. — Esso infatti non colpisce solo coloro che ne usano, ma, come molti altri veleni, come il mercurio, il maiz guasto[X-14], influisce ancora sui poveri innocenti a cui i primi diedero vita.
La storia degli Jucke (V. Uomo delinquente, pag. 269, 275) ha dimostrata l'enorme influenza dell'alcool sulle malattie, sui delitti, sul pauperismo dei figli di bevitori, comechè da un solo capostipite ubbriacone, Max Jucke, discesero, in 75 anni, 200 ladri e assassini, 280 poveri ammalati di cecità, idiozia, tisi, e 90 prostitute, e 300 bimbi morti precocemente; che costarono in tutto, per danni e spese, allo stato, più di un milione di dollari.
Nè questa storia è pur troppo isolata; dappertutto, nelle opere recenti è facile trovarne delle analoghe, se non più curiose.
I Dufay (scrive Targuet, Dell'eredità dell'alcoolismo, 1877) sono quattro fratelli disgraziati, e dati al vino. Il più anziano si gettò nell'acqua e vi morì — il secondo si appiccò — il terzo si tagliò la gola — ed il quarto si gettò da un terzo piano.
Nella famiglia R... un ubbriacone (segue Targuet) ebbe da una moglie sana i seguenti figli:
m.
ubbriacone
f.
ubbriacona
f.
delirante omicida
f.
sana
f.
adultera