Il professore Arturo Graf ci ha parlato di un gran serpente grosso e lungo al di là di ogni immaginazione, che, avvolto intorno ad una montagna in gran parte sommersa e preso da uno degli estremi del suo corpo, fu adoperato a frullare il mare per convertirlo in vino: ma ebbe cura egli stesso di dirci che quel serpente non era registrato nei libri di zoologia. Le serpi nostre non hanno quasi che fare colla vite: ingoiano sovente uccelli e rane, animali distruggitori d'insetti, e nuociono così alla vite cui tali insetti riescono dannosi; talora divorano gl'insetti medesimi e le limaccine e riescono utili; ma il servizio e il danno son così piccoli che non franca la spesa tenerne conto.

Nemici più piccoli e più dannosi sono i molluschi: le chiocciolette e le limaccine strisciando dal suolo su pei tronchi vanno a divorare le gemme e le foglie: tuttavia il danno che questi molluschi arrecano alle viti non è mai quale è quello che recano agli ortaggi, ai cavoli, alle insalate: negli orti talora si viluppano le limaccine abbondantissimamente in certe annate, e fanno grandissime devastazioni: ciò non avviene per le viti, sulle quali il loro numero non aumenta considerevolmente da un anno all'altro, e non è mai tale da recare danni veramente gravi.

Nemico più piccolo e più numeroso è un acaro: questi animalucci, che vivono sulle foglie della vite, sono stretti parenti e hanno in tale qualità una grande somiglianza con quegli animaletti dello stesso nome che vivono sulla pelle dell'uomo, vi si scavano entro canaletti, passano facilmente da un individuo all'altro, e costituiscono la malattia della rogna. L'acaro della vite ( Acarus vitis ) sta sulla pagina inferiore delle foglie di questa pianta, vi fa sopra una finissima tela e le intacca per modo che appaiono poi chiazzate di giallo sulla pagina superiore: questo danno è poco tuttavia, sovratutto perchè si produce tardi nell'estate, quando è già l'uva matura. Questo acaro del resto ha vicino a sè il suo nemico che lo tiene in freno rispetto al soverchio moltiplicarsi, e questo nemico è pure un parente, un membro della famiglia. Sistematicamente l'acaro che divora quello della vite appartiene ai trombidii e vien chiamato dai naturalisti Trombidium holosericeum. Questo si mostra in aspetto d'un punto di un bel rosso vivo, che i contadini conoscono, che trovano sovente sulle pietre al piede della vite, e l'alpinista scorge sulle rocce in montagna, e nella campagna di Torino è fra i primi a mostrarsi in primavera e fra gli ultimi a scomparire in autunno: anche in inverno, smovendo la terra al piede di un albero o di un muro, è facile trovare questo bel punticino rosso vivente. Del resto, se la vite ha un acaro nemico, ne conta molti amici, perchè son parassiti d'insetti che le recan danno: la stessa filossera, la terribile filossera, ha un acaro che la divora.

Fra tutti gli animali, i nemici più pericolosi della vite, più terribili ed in maggior numero sono gl'insetti, come sono di tutte le altre piante coltivate dall'uomo. Gl'insetti sono naturalmente in sommo grado fecondi ed è grandissimo il numero delle uova e delle larve che vengono da una sola femmina, grandissimo sempre, ma in certe specie poi veramente sterminato. Un numero grande di cause ed azioni molteplici concorre a far sì che moltissime fra le uova deposte non si schiudano, e più ancora che un numero assai maggiore di larve non arrivi all'ultima trasformazione: anche qui, anzi qui più che mai, son molti i chiamati e pochi gli eletti. Queste cause distruggitrici operano variamente: in qualche annata avviene che l'azione di queste cause contrarie si fa meno sentire ed opera invece inconsuetamente una qualche causa od un complesso di cause favorevoli rispetto allo sviluppo d'una data specie: tutto ciò senza che l'uomo nulla sappia, nè possa prevedere. Allora questa specie si sviluppa così strabocchevolmente che invade e devasta per un gran tratto di paese quelle piante che predilige, e quando non ha più nulla da rodere sopra queste piomba su altre che prima sempre aveva lasciato in disparte, e queste pure devasta e divora. Ciò fa che la lista degl'insetti nemici di una data pianta quale noi la facciamo oggi, può non essere più esatta domani: una specie d'insetti che non ha mai intaccato la vite, ma sempre s'è attenuta ad un'altra pianta, quando quest'ultima le venga a mancare, può invadere la prima e recarle gravi danni. Gl'insetti oggi innocui alla vite possono riuscirle dannosissimi domani.

Qualche anno fa, l'anno 1874[IV-1], gli olmi del contorno di Torino erano brulli e senza foglie: i viali non avevano più ombra, i rami nudi come a mezzo dell'inverno; nè solo nel contorno di Torino, ma per tutto il Piemonte: era una specie di coleottero ( Galleruca calmariensis ) che c'è tutti gli anni, ma in moderate proporzioni per modo da passare inavvertito, che quell'anno s'era sviluppato così sproporzionatamente. — Un fatto analogo si osservò pure poco tempo fa in Torino stessa. Una specie d'insetto, appartenente ai Rincoti ( Arocatus melanocephalus ), nella primavera del 1877 si sviluppò in così grande numero sugli olmi di una regione della città da invadere le case vicine, con grave incomodo e molestia degli abitatori delle case stesse[IV-2].

La medesima cosa avviene in ogni parte, ora di questa ora di quella specie, per cui l'uomo non è mai sicuro: l'agricoltore coltivando una data specie di piante, o poche specie e non più, per una grande distesa di terreno e togliendo via ogni altra vegetazione sviluppa necessariamente, fatalmente, quegli insetti che si nutrono delle piante ch'egli coltiva; porgendo ampio pascolo al suo piccolo nemico, l'uomo ne favorisce inesorabilmente la propagazione. L'uomo, che fa questo fatalmente ed inconsapevolmente, cerca la causa del male, invece che in se sesso, al difuori, e accusa lo scarseggiare degli uccelli del soverchio moltiplicarsi degli insetti. Da una ventina d'anni a questa parte, nelle scuole di agronomia e di storia naturale, nelle accademie di agricoltura, nei libri, pei giornali, si ripete la stessa querimonia dello scarseggiare degli uccelli e dello straboccare degli insetti; ma i naturalisti entomologi cominciano a parlare in modo diverso, e due valentissimi italiani, tutti e due morti da poco, il Rondani e il Ghiliani, furono i primi a dimostrare la vanità di questo asserto: la loro voce fu dapprima inascoltata, ma oggi, anche presso le altre nazioni, gli uomini che conoscono l'argomento tengono lo stesso linguaggio, sebbene molti membri delle accademie di agricoltura seguano a tenere il linguaggio antico.

Sia adunque per la loro fecondità normale, sia per l'effetto di cause che fanno sì che arrivino fino alla loro trasformazione in certe annate in numero maggiore del consueto gl'individui d'una data specie, sia perchè una specie, mancandole l'alimento che predilige, imprende a pascersi di una specie vegetale che prima lasciava illesa, sia per le migrazioni che trasportano talora sopra una contrada da lontanissime plaghe stormi innumerevoli d'insetti affamati, l'agricoltore non è mai tranquillo, e non è mai tranquillo il viticoltore.

Io riferisco qui l'elenco degli ordini in cui si divide la classe degli insetti, seguendo le classificazioni del Claus, autore oggi preferito generalmente e giustamente nelle scuole superiori:

INSETTI NOCIVI ALLA VITE.

Ortotteri. — Locusta viridissima — Decticus albifrons — Calloptenus italicus — Ædipoda fasciata — Acridium peregrinum — Acheta italica — Varie specie di Ephippigera.