Canterem di giubilo.

Il metro di quest'inno ci fa supporre lo si cantasse sul ritmo degli inni della chiesa, locchè serviva a stimolare col furore della profanazione la grossa allegria delle parole. Bisogna rappresentarsi colla fantasia la vita che menavano quei poeti erranti per comprendere e gustare l'intima essenza delle loro canzoni. La ragione si acconcia difficilmente ad accettare per vero e storico il loro vagabondaggio. Che disagi, che traversie, che pericoli, che fatiche non dovevano incontrare peregrinando attraverso l'Europa. Le distanze erano immense, e non è a dire che percorressero un solo stato: da Parigi a Bologna, da Bologna a Tolosa o a Salamanca e di là a Salerno. L'Europa era allora verdissima per foreste senza fine, fitte, propizie agli agguati, popolate di belve feroci e di uomini più feroci delle belve. Le strade poche e disagevoli, ad ogni nuova castellania, era dovuto un diritto di transito, ogni ponte, ogni guado era gravato di pedaggi, e che strane taglie! Si doveva in alcuni luoghi pagare un danaio per ogni deformità del corpo, o magagna che il pedaggiere scoprisse nel passeggiero. Certamente dalle tasche degli scolari, non si mungevano troppi quattrini, ma allora la taglia si risolveva in opere. Gli istrioni, i giullari e menestrelli dovevano far giuochi e galanterie, il pellegrino cantava una romanza, il moro gittava in aria il turbante, il giudeo doveva porsi i calzoni in capo e recitare un pater nel dialetto del paese, le donne di mala vita erano abbandonate alla discrezione del guardiano dei cani. Convien riflettere che quegli infaticabili pellegrini della scienza erano giovani, dotti, la mente sveglia per l'esercizio continuo e vario di una dialettica sottilissima, curiosi, coll'occhio volto a tutte le cose, risoluti a cogliere della vita quanti più frutti potessero. Che tesori di satira non dovevano accumularsi nella loro fantasia. Entrando dapertutto, conoscevano a prova la poca fede dei cavalieri, l'incontinenza delle castellane. Sapevano che molti paladini, fiore di cortesia e di cavalleria, vivevano a spese della propria amanza e quindi del di lei marito, che molte castellane si concedevano talvolta, non richiesto dono, a qual si fosse venturiero, che battesse per ricovero alla porta del castello. Tutto il corpo feudale appariva bacato ai loro occhi, ed essi si avezzavano a ragionare non solo delle alte scienze, materia al Trivium ed al Quadrivium, ma delle cose quotidiane, delle condizioni si può dire politiche e sociali d'Europa.

Quando il male esiste, ragionare di esso, significa accorgersi che è male, ed ecco quindi il fatto della odiosa dominazione spogliato di ogni apparenza di diritto, e divenuto perciò doppiamente odioso. Meno svegli, essi avrebbero cercato rifugio nella chiesa, ma anche qui il baco aveva corroso ogni più sano frutto. Leggete gli antichi novellieri, ed i poeti e le raccolte dei Fabliaux, minutissimi documenti della vita d'allora e vedrete quanto poco esemplari fossero gli ordini religiosi. Allora, un lavoro corroditore, rapido, violento, sbarazza le loro menti e le loro coscienze di ogni rispetto e di ogni credenza. Abbastanza accorti per vedere la corruzione dei ministri della chiesa, il loro ingegno non era abbastanza elevato per separare l'essenza della religione dall'esercizio di essa, e tanto meno per crearsi razionalmente un Dio, giusto e buono, secondo il Vangelo. Di qui l'assoluta miscredenza delle opere loro. Gli Dei cominciano allora a morire, e questi che pur si chiamarono Chierici furono i primi atei della nuova storia. La piena fioritura di quelle menti si espande in disordine e si getta là dove trova più sicuro pascolo, nei godimenti materiali. Qualche volta morde e flagella con satire acutissime, ma queste non ci riguardano. A noi importava spiegare come si originasse in tempi di tanta schiavitù, e di tanto ascetismo, una poesia così libera e gaudente. La taverna era il solo rifugio aperto a quelle menti ribelli. La tavola abbondante ed il vino a botti, li compensavano di tutte le gioie che erano loro negate ed a cui avevano diritto. Sentiteli come esaltano il bere:

Bee madonna, bee messere,

Beve il chierco, bee l'arciere,

Beve questo, beve quella,

Beve il servo coll'ancella,

Beve il lesto, beve il greve,

Beve il bianco, il negro beve.

Beve il fisso, beve il vago,