Vôta il popol per fame avea la vena;
E il viver suo vedea fuso e distrutto
De' suoi pieni tiranni in una cena.
Squallido, macro il buon soldato e brutto
Di polve, di sudor, di cicatrici,
Chiedea plorando di suo sangue il frutto:
Ma l'inghiottono l'arche voratrici
Di onnipossenti....
. . . . . . . . . . . . . . . .
Sai come s'arrabatta esta genìa,