A cui, solo de’ numi, era presente[21].
Queste vite troncate lasciano nel verso del poeta, come nell’animo di chi legge, un solco di dolore e quasi di rimorso, come di cosa distrutta per sempre e che non si può rinnovellar più. Con un’immagine semplice, ma tanto potente quanto evidente, Euforbo abbattuto è paragonato a un fiorente olivo schiantato.
In quell’ultimo episodio della vita di Ettore, quando il guerriero, lottando con tutti i tristi presentimenti, va incontro al duello e alla morte, mentre invano cercano distorglielo Priamo ed Ecuba; in quella scena del guerriero già fiorente di bellezza, di gioventù, di valore e ora spento, spogliato, trascinato a ludibrio intorno alle mura della città ove doveva regnare, mentre i genitori seguono con la vista il duello, ansiosi e impotenti ad aiutare, e poi veggono di un tratto il figlio rapito alla patria, alla vita, allo sguardo, agli ultimi baci; in questa come nella inarrivabile scena delle Porte Scee, il poeta non solo raggiunge la più alta vetta dell’arte, ma riesce, volendo o no, ad inspirare, in questo stesso canto di guerra, tale orrore della guerra, quale forse non si riesce a sentire nemmeno innanzi alla figurazione plasticamente e immediatamente suggestiva di un quadro come quello di Landseer, nemmeno — e chi può dimenticarla? — innanzi alla visione diretta di vite precocemente e violentemente abbattute.
E l’Odyssea è come la proiezione sin nella casa lontana e l’epilogo di questo inumano conflitto, di questo inestinguibile bisogno di pace. Le ansie e i dolori di Laerte, di Penelope, di Telemaco sono lo specchio de’ dolori e delle ansie di tutte le famiglie invano aspettanti il guerriero che combatte lontano; il lamento cruccioso del padre di Antinoo è l’eco di tutti i lutti e di tutti i danni di tutto un popolo avvolto in una guerra[22].
Il pensiero della suprema vanità di una vita di conflitti e la suprema e sola verità di una vita benefica sembrano sgorgare come ultimo e migliore insegnamento di tanti casi fortunosi e di tante tristi e varie esperienze:
Cose brevi son gli uomini. Chi nacque
Con alma dura e duri sensi nutre,
Le sventure a lui vivo il mondo prega
E il maledice morto. Ma se alcuno
Ciò che v’ha di più bello ama, ed in alto