A Padova i doveri dei dottori erano assai gravosi. Nelle dispute i concorrenti dovevano dal principio dell'anno fino a Pasqua argomentare l'un contro l'altro tutti i giorni e risolvere i dubbi sollevati dagli scolari[388]. Quest'uso venne dall'università degli artisti e fu nel 1474 adottato anche dai giuristi.

Le dispute quando erano sostenute da valenti dottori si prolungavano per lungo tempo con grande compiacenza e profitto degli uditori. Nella vita di Baldo si racconta come questo insigne dottore disputasse in Bologna per cinque ore di seguito con Bartolo suo antico maestro riuscendo vittorioso.

Talvolta la disputa si protraeva fino a notte avanzata, come avvenne in Pisa, dove, racconta un bidello, in una sua relazione agli ufficiali di quello studio che «riscaldandosi e' giostranti nell'arme si fe' bujo e col torchio finì detta disputa[389]

L'indole dei Circoli e delle pubbliche dispute che avevano luogo in tutte le università, si trova ad evidenza dimostrata dal seguente documento[390]:

«CIRCOLI DISPUTATORII IN PIAZZA[391]

«Item — Che ciascuno Doctore sia tenuto intervenire ogni dì utile da sera a Circoli disputatorii in Piazza et deinde non partire se prima non sono finiti li prefati circoli, come si costuma nelli studj bene ordinati, sotto la medesima pena, per infino ad Pasqua di Natale; dovendo uno per sera secondo l'ordine delle condotte scripte nel Ruotolo substenere per se, o uno scolaro, una o più conclusioni; et in specie per li Medici Philosophi et Artisti si observi come appresso cioè:

«L'ordine de' circuli de' Medici, Philosophi, ed Artisti sia questo — Che ciascuno Doctore conducto debba ogni sera utile intervenire e circularmente disputare in questo modo, che seguendo l'ordine del Ruotolo, uno de' detti Dottori debbi tenere conclusioni, et rispondere agli altri Dottori della sua facoltà li arguissero, ovvero fare tenere conclusioni a uno scolare sotto di lui, et quando lo scolare ponga conclusioni allora il detto Dottore sia tenuto rispondere almeno al suo concorrente adversario, et lui arguire dum modo non passi il numero di tre argomenti, ma possisi replicare come sia conveniente: et questo si observi per infino alle vacationi di carnasciale, pena ad qualunque non observerà lire 10 per volta da ritenersi del suo salario. Et acciocchè questo si observi s'intenda commisso alla guardia pubblica, e secreta et al bidello[392] et ad ciascuno in tutto, dovendo il bidello di ciò la rasegna ogni sera con quelli modi et conditioni, et exceptioni, che sono di sopra poste, a chi non leggesse ciascuno dì, et lo tempo ordinato: con questa declaratione, che quegli Dottori che hanno letto anni 25 o più non sieno obligati a delle disputationi et paragoni, ma sieno tenuti intervenire a detti circuli sotto la medesima pena, acciocchè per la loro presentia le cose procedino con buono, et laudabile modo....»

Oltre alle dispute vi erano le ripetizioni (repetitiones). Consistevano le ripetizioni nel dichiarare i testi già interpretati durante le lezioni, enumerandone e sciogliendone i dubbi, le difficoltà e le obiezioni[393].

Le ripetizioni e le dispute erano parte libere e parte obbligatorie. Avevano l'obbligo di disputare e di ripetere i dottori stipendiati per ordine di età. Ciò dimostra che le dispute e le ripetizioni erano considerate come un supplemento necessario delle lezioni ordinarie.

Negli statuti dell'università di Bologna era stabilito che le ripetizioni durassero dal principio dell'anno scolastico sino a carnevale; le dispute da carnevale sino a Pentecoste. Ogni settimana doveva tenersene una, nei giorni feriali, eccetto le maggiori solennità.