Nel 12 agosto 1373 il popolo fiorentino desiderando che fosse letta in pubblico la commedia di Dante ne fece istanza alla Repubblica[402].

«Quelli che nel professare le lettere, scriveva un segretario dalla Repubblica fiorentina[403], riuscirono sopra gli altri eccellenti, sempre furono presso di noi in grande stima, e furono da noi sempre allettati con premi, e ricoperti per quanto ci fu possibile di benefizi. Noi non siamo infatti di diverso sentimento da quei che pensano poter essere felici soltanto quelle repubbliche che sono governate da filosofi e da amici di questi, come convenghiamo pienamente nel parere di coloro i quali giudicano non potere ritrovarsi in chi presiede a un governo cosa più perniciosa e più degna di detestazione dell'ignoranza, ed abbiamo sperimentato già più volte quanto giovamento abbian recato alla nostra città gl'ingegni coltivati con buoni studii e con «nobili discipline.

«Ond'è che abbiamo sempre dappertutto cercato con grande diligenza e premura soggetti capaci d'istruire la nostra gioventù nelle lettere ed insieme ne' costumi e non abbiamo mai mancato, quando ritrovati gli abbiamo, di accordar loro ogni onore e ricchi stipendi.

« . . . . . . . . . . . . . . . . . .»

I rapidi progressi fatti dalla scienza nel medio evo debbono attribuirsi quasi esclusivamente alle università le quali furono per molti secoli le sedi uniche del sapere e i soli centri dell'attività intellettuale.

Lo studio dei sistemi didattici del medio evo è adunque tanto più importante in quanto l'insegnamento pubblico rappresentava in quell'epoca il solo mezzo di comunicazione scientifica, ed era intimamente connesso colle vicende della cultura.

Era uso generale nelle antiche università d'insegnare oralmente, e gli statuti, come pure le consuetudini scolastiche, vietavano ai dottori di servirsi di appunti e note scritte, il che stimavasi indecoroso. Il Senato di Padova nel 1592 emanò un decreto col quale proibì le lezioni scritte ordinando ai professori d'insegnare senz'alcun soccorso di note e di ricordi scritti sotto pena di un'ammenda di venti ducati da detrarsi sul loro stipendio.

Anche l'opinione pubblica era contraria all'uso di insegnare con note scritte e solevansi comunemente designare quei dottori che tenevano quel sistema, col titolo dispregiativo di chartacei[404].

Era anche vietato così nelle lezioni pubbliche come nelle private l'uso di certi sommari o compendi nei quali si riepilogavano le lezioni e dicevansi volgarmente «puncta.»

Essendo la comunicazione orale delle idee il mezzo più usato per diffondere la scienza, l'esercizio della memoria fu tenuto in gran conto e l'arte del ritenere stimato invidiabile ornamento dei dotti. Una delle cause per cui un insegnante poteva acquistare rinomanza, era quella di aver dato saggio della propria memoria insegnando senza note scritte citando a mente testi di leggi e passi di autori.