D'insania è colta, e i mal pensieri ascolta.
È giunta qui, lasciata la città
arsa or ora, né sa patir le redini,
se pria non spuma la sanguigna bava.
Ma non oltre m'abbasso a favellarle.

Entra nella Reggia.
A

Non io m'adirerò. Pietà mi stringe.
Lascia quel cocchio, sventurata, cedi
al tuo destino, al nuovo giogo piègati.

Cassandra
prorompendo improvvisa

Ahimè, terra! Ahimè, terra!
Apollo! Apollo!

A

Perché d'ahimè saluti il nume ambiguo?
Non si addice a quel dio funebre nenia!

Cassandra

Ahimè, terra! Ahimè, terra!
Apollo! Apollo!

B